Amigdala

Amigdala

Recensione a cura di Arianna Crotti

Titolo: Amigdala

Genere: Raccolta di racconti autoconclusivi AA.VV.

Soggetto e sceneggiatura: Davide Ferrante e Stefano Chiuchiarelli

Disegni: Marco Chiuchiarelli, Simone Prisco, Gennaro Gallo, Andrea Daniele

Editore: Douglas Edizioni

Data pubblicazione: 2016

Prezzo: 10,00€

Link acquisto: https://douglasedizioni.com/2017/02/08/amigdala/

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Trama: Cosa fareste se, improvvisamente, doveste ricevere (o trovare) un innocuo bigliettino, accompagnato da una mandorla, sul quale compare una domanda di una semplicità disarmante ma che nasconde un’insidia esistenziale di proporzioni titaniche: “SEI FELICE?”

Attenzione! Questo fumetto contiene chiari rimandi al suicidio che potrebbero urtare le persone sensibili a questo tema.

 

Buon pomeriggio a tutti Beavers!

Oggi vi voglio parlare di un fumetto a più mani, che ho potuto leggere grazie alla gentilezza di Douglas Edizioni (https://douglasedizioni.com/), una piccola Casa Editrice napoletana che ho avuto il piacere di conoscere all’Arf! Festival 2019.

Mettetevi comodi e venite con me a scoprire questo fumetto!

Essendo disegnato da quattro artisti diversi, ho deciso di iniziare parlando del libro in generale e poi esprimendo qualche breve commento sui quattro stili di disegno (cercando di non fare spoilers!).

Partiamo dalla trama: essa risulta interessante perché parla di un misterioso assassino che spinge le persone sull’orlo del baratro attraverso mandorle e bigliettini nascosti da una mano misteriosa che resta celata fino all’ultimo. Devo dire che il mistero dell’identità di chi sta dietro ai bigliettini è intrigante e gli sceneggiatori sono stati capaci di mantenerlo fino alla fine rendendo il finale non scontato né prevedibile il che è un bene dato che, personalmente, a volte trovo difficile trovare finali che mi soddisfano.

Purtroppo però il testo nei balloons risulta un po’ difficoltoso da leggere: vi è un eccesso di puntini di sospensione, utilizzati anche quando potrebbero essere sostituiti da altra punteggiatura (virgole, punti e virgola, due punti, punto fermo, etc.). Inoltre vi sono alcuni problemi con la spaziatura fra punteggiatura e parola. Questo eccesso di puntini di sospensione, inoltre, rende pesante e faticoso leggere i balloon con la giusta intonazione e scorrevolezza.

Una cosa intrigante di questa raccolta è che, leggendo che sono quattro storie, si è portati a pensare che siano a sé stanti: in realtà sono legate tra loro da un filo comune e, piuttosto, rappresentano quattro capitoli disegnati da artisti diversi. Una cosa che può essere interessante per il lettore è scoprire quali sono gli elementi in comune: è stimolante, così come è interessante fare varie congetture sul colpevole nonché autore dei bigliettini. In questo modo l’attenzione del lettore è piacevolmente stimolata.

La prima storia (o prima parte, se preferite) è stata disegnata da Andrea Daniele: è la prima parte, che ci fa immergere nella storia. Il tratto di questo artista è sporco, le figure spigolose e in certi casi sono abbozzate e non permettono di apprezzare appieno lo stile di disegno dell’artista che a quanto traspare da certe vignette può arrivare a livelli interessanti. Vi è anche un uso abbondante di nero, che appesantisce le atmosfere e crea angoscia (penso che l’effetto sia voluto data anche la trama di questo fumetto). La regia è ben fatta, permette di capire bene ogni passaggio da una scena all’altra anche se a volte, per il disegno stilizzato, non si capisce che succede. Anche se il finale non è del tutto chiaro, non vi spaventate: leggendo i capitoli successivi le dinamiche si chiariranno e vi appassionerete alla vicenda.

La seconda storia (o seconda parte) è stata disegnata da Gennaro Gallo, il quale presenta uno stile di disegno interessante, ma i grigi nascondono un po’ le lineart e non le fanno risaltare, anzi le fanno confondere con lo sfondo, il che è un peccato perché sarebbe bello poter godere appieno della bellezza dei disegni. Inoltre, questo fatto della confusione fra i grigi e le lineart a volte non fa capire cosa succede in alcune vignette. Però questo artista sembra avere un bel potenziale. La regia è fatta bene e permette di orientarsi facilmente fra le scene e i tanti dialoghi e di capire in che ordine leggere i balloons anche quando ce ne sono molti nella stessa vignetta.

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La terza storia (o terza parte) è curata da Simone Prisco: il suo stile è subito riconoscibile: ha tendenze pittoriche peculiari. Nonostante la semplicità delle anatomie, con il suo stile riesce a trasmettere perfettamente l’angoscia e la tristezza che questa storia vuole suscitare. L’unica cosa che noto è che in una tavola i disegni sono un po’ troppo abbozzati e si fatica a capire cosa accade. Anche questo artista ha il pregio di mantenere una regia chiara e, attraverso l’uso del colore (in questo caso neri, grigi e bianco), trasmette una sensazione di angoscia, instabilità, confusione che sono anche i sentimenti e le emozioni dei protagonisti e ciò permette di entrarvi in simpatia.

Avendo letto anche il suo ultimo volume, Luce, mi sento di affermare che questo artista sta migliorando con il tempo, mantenendo il suo stile peculiare ma affinandolo e crescendolo. Vale la pena tenerlo d’occhio.

La quarta storia (o quarta parte) è realizzata da Marco Chiucchiarelli. Lo stile è un po’ spigoloso, ma i contorni sono puliti, chiari, piacevoli da vedere. Si riescono a capire bene le azioni che si compiono e gli sfondi, nonché si riesce a distinguere i personaggi. I grigi non sono invadenti, non disturbano il godimento dei disegni, anzi li arricchiscono. Una cosa che si fa molto notare è la mancanza di sfondi in certe vignette, ma credo che sia cosa voluta per mettere in risalto dei particolari, anche perché sono raramente usate le linee di cornice alla vignetta. Dei quattro artisti che sono intervenuti in questo volume, quello di Chiucchiarelli è lo stile che ho preferito perché incontra maggiormente i miei gusti personali (quindi considerate questa un’osservazione personale).

In conclusione, la trama è interessante, l’idea è bella e la storia risulta quasi appassionante nel suo complesso, peccato che elementi come il cattivo uso della punteggiatura nei balloon, con un eccesso di puntini di sospensione, e alcuni stili di disegno non risaltati a dovere (con disegni che in alcune vignette risultano un po’ confusi) rendano un po’ difficile leggerlo con il dovuto entusiasmo e apprezzarne appieno i disegni. Va però anche ricordato che è un fumetto di tre anni fa e nel frattempo sia la Casa Editrice che gli artisti hanno fatto esperienza. Di certo questo fumetto ha il pregio, se letto dalla giusta angolazione, di far riflettere sul potere della paura e sul valore della vita e trovo che sia stata una scelta coraggiosa, sia da parte di sceneggiatori e artisti che da parte della Casa Editrice, parlare di queste tematiche in un fumetto di questo genere.

A presto beavers, con una nuova intervista!

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