Intervista a Zel Carboni

Biografia

Sono Nato a Grottaglie, paese in provincia di Taranto. Ho studiato al Liceo artistico Lisippo di Taranto, uno spreco di anni nella speranza di imparare qualcosa che non mi hanno mai insegnato. Ho lavorato praticamente già dai miei 16 anni, disegnando per libri di biologia universitaria, ma i lavori ufficiali più famosi sono senza dubbio l’aver disegnato “Isa e Bea Streghe tra noi” della Edizioni Cioè, nonché “Winx Club” e “Pixies Mag” per la Rainbow. Come indie ho lavorato per cinque anni a Samsara, webcomic del collettivo Awe.

Intervista

Ciao Zel, innanzitutto ti ringrazio per avermi dato la possibilità di intervistarti e per avermi concesso il tuo tempo. Inizio con alcune domande tipiche così rompiamo il ghiaccio.

Grazie a te per avermi dato la possibilità di essere intervistato!

 

D: Come hai iniziato a disegnare? Come ti sei avvicinato al fumetto?

R: Ho cominciato a disegnare che avevo 2 anni. Mia madre conserva ancora il disegno di un clown depresso e arrabbiato che feci a 4. Imbrattavo le pagine dei quaderni di scuola con scenette con tanto di balloons. Penso che l’ispirazione di far fumetto sia scaturita dalla lettura dei Topolino di mio padre, anche se già facevo fumetti a modo mio.

 

D: Come hai imparato a disegnare? Hai seguito qualche scuola?

R: Ho cominciato istintivamente, disegnando ciò che gli occhi di un bimbo vedevano. Dopodiché i miei nonni, entrambi bravissimi artisti autodidatti, mi hanno seguito come potevano. Appena mi son trovato davanti alla scelta del liceo, ho optato immediatamente per quello artistico, anche se me ne sono pentito: non ho imparato nulla se non a ricopiare la stessa testa di gesso per 4 anni. Tutto ciò che so, o quasi, è frutto di studi personali.

 

D: Che tipo di impegno e dedizione ti ha richiesto questa situazione, in cui hai dovuto imparare principalmente da autodidatta? Quanto amore per l’arte e il disegno ciò ha richiesto?

R: Tantissimo amore. È un lavoro a tempo pieno anche quando non sono sul tavolo da disegno. Se si entra nell’ottica artistica, osservi il mondo attraverso la lente dell’analisi di forme e prospettive.

Mi sono ammazzato schiena e occhi per riprodurre le mie mani, piedi, gambe, seduto davanti ad uno specchio per ore. Ho perso nottate di sonno a studiare libri di anatomia pesanti come mattoni. Giornate intere a disegnare scheletri, strutture di base, costruzioni geometriche. E queste cose non finiscono mai perché pur raggiungendo un buon risultato lo studio non deve mai interrompersi, sempre continuare finché c’è vita e forza.

 

D: So anche che hai studiato restauro: perché hai scelto questo tipo di studi? Cosa ti spinse a farli? E cosa, di quanto hai imparato, è rimasto in te e nella tua arte?

R: Di ciò che ho studiato per restauro non è rimasto molto nella mia arte giacché si è studiato quello che era strettamente necessario per la materia (chimica, fotografia, come costruire telai in legno, che colle e tele usare per rinforzare i dipinti, etc.) ma volevo tanto lavorare in questo ambito, considerato quanto ami l’arte. Il mio sogno era dare una mano a preservarla, ma la vita ha pensato diversamente.

 

D: Dalle illustrazioni (soprattutto di natura erotica) che ho potuto vedere sul tuo Patreon e non solo, ho potuto ammirare non solo bellissime matite e inchiostrazioni e colori notevoli, ma anche delle anatomie semplicemente bellissime da capo a piedi (che si notano, ovviamente, soprattutto nei nudi, che siano maschili o femminili). Come hai fatto ad arrivare a un tale livello di maestria tanto da poter disegnare tutte le pose che vuoi usando l’anatomia in modo naturale? Quanto tempo ci è voluto?

R: Ti ringrazio di cuore per l’apprezzamento! Ti assicuro che ancora oggi sento di essere imbranato con le anatomie, tanto che spesso mi vergogno a tirar fuori le mie opere Ahahahah. Per il resto, mi ci è voluto e ci vuole ancora tempo, perché gli studi non finiscono mai. Penso che dureranno tutta una vita. Ma è questo il segreto per diventare un artista sempre all’altezza: continuare a studiare senza sentirsi mai arrivati. Non per niente ogni scusa è buona per me per riaprire i miei libri e dare una rinfrescata alla memoria o esercitarmi in pose sul mio sketchbook.

 

Zel Carboni

 

D: Sei un artista a tempo pieno: come fai a conciliare lavoro, famiglia e vita privata?

R: Purtroppo ho molte difficoltà a far tutto, la giornata è di sole 24 ore. Se non avessi mio marito ad aiutarmi con la gestione della casa, dimenticherei anche di mangiare pur di lavorare. È anche molto difficile rimanere concentrati, giacché lavorando da casa ho continue distrazioni esterne. Perciò spesso faccio orari assurdi per andare a letto, con sommo disappunto di quel santo di mio marito.
In definitiva lavoro sempre, a ogni orario, salvo quando la stanchezza mi fa crollare sulla tavoletta grafica e faccio un piccolo power nap di dieci minuti giusto per riprendermi dalla botta di stanchezza. Sento sempre di essere lento, di concludere poco, ma è una mia percezione distorta purtroppo. I miei editori mi hanno sempre fatto i complimenti per la mia velocità, ma ovviamente questo mio modo distorto di percepire le tempistiche mi fa dubitare anche di quelli.

 

D: Sei un artista fra i più bravi: cosa consiglieresti a un principiante se ti chiedesse dei suggerimenti per migliorare nel disegno?

R: Oddio, sul serio? Non credo! Ahahahah sei molto gentile. La bravura di un artista spesso è questione di gusto dei fruitori. Ma è un’altra storia questa.
Il suggerimento che dò sempre per migliorare nel disegno è studiare le basi fino alla nausea (l’anatomia e la prospettiva) anche se lo stile è cartoonistico o manga shojo invece che realistico. Un altro consiglio è di osservare il reale per deformarlo in una propria stilizzazione.

Non ci sono scorciatoie se non si vuole barare. Ci vogliono tanta fatica e olio di gomito su sketchbooks pieni di studi anatomici e prospettici. Questo è quello che consiglio. Devi essere seriamente motivato per fare l’artista: questa condizione rappresenta anche una sorta di selezione naturale.

 

D: Ricordi quali sono i primi lavori di fumettista che hai fatto? Cosa ti hanno portato?

R: Secoli fa disegnavo una zine, insieme a tanti appassionati del genere, a tema yaoi/bara. Erano i tempi del Roma Comics, ancora non Romix, dove davano tavoli e sedie gratuitamente alle autoproduzioni. Molte persone mi seguono da quei tempi, con alti e bassi perché la vita è tiranna, ma con fedeltà e amicizia.
Cosa mi ha portato questa esperienza? Tanto affetto e amicizie durature, la soddisfazione di essere stato forse il secondo ad affrontare l’argomento in Italia (dopo Cultur Club) e tanti bei ricordi.

 

D: Hai anche lavorato per testate e fumetti importanti: quali e come sono state queste esperienze per te?

R: Ho lavorato ad “Isa e Bea Streghe”, “Winx Club”, “Pixies Mag” e le esperienze sono state eterogenee e non tutte positive. I colleghi sono stati sempre meravigliosi. Nel caso delle Winx e delle Pixies, la Editing per cui lavoravo era magnifica e gli impiegati erano disponibili; ma se si arrivava alle alte sfere, cominciavano i problemi: i pagamenti saltavano; a volte c’era discriminazione (basata sulla presenza fisica anziché sulla bravura) su chi avrebbe dovuto rappresentare la testata alle fiere; telefonate nelle quali mi chiedevano di modificare gli stessi particolari decine di volte, ma senza mai spiegare cosa volessero di preciso. Poi ci sono stati i problemi relativi alle commesse: preciso che con loro non ho mai avuto contratti d’esclusiva. Quello che mi offrivano era il solito contratto di collaborazione "occasionale", anche se, praticamente, ero uno degli artisti fissi della testata. Quando comunicai che sarei passato alla testata delle Winx, pur lasciando la mia disponibilità per Isa e Bea, l’editore mi fece una telefonata di stampo a dir poco discutibile, nella quale mi annunciò che non mi avrebbe mai pagato gli ultimi episodi che avevo realizzato e consegnato e, ridendo in maniera crudele, mi disse di fargli causa. E dato che la competenza territoriale della causa sarebbe stata Roma, essendo io a Taranto, mi sarebbe costata troppo e non avrei potuto cominciare ad istruirla, e per questo rinunciai ai sudati pagamenti. Solo perché un editore aveva il potere di farla franca.

 

D: So che, oltre al mainstream, hai lavorato e lavori a fumetti indipendenti che, in passato, hai anche autoprodotto. Infatti sei stato uno dei primi, insieme a tua sorella, a portare i boy’s love in Italia.

Come ti sei avvicinato al fumetto omoerotico? E quando hai iniziato a disegnarlo?

R: Da adolescenti, io e mia sorella disegnavamo fan comics delle nostre serie preferite su quaderni a righi, creando piccoli giornaletti tutti nostri. A fine giornata ci scambiavamo i quaderni e leggevamo ciò che rispettivamente avevamo disegnato. Le storie erano varie, e cominciarono innocenti. Via via che ci facevamo grandi, divennero romance. Subito dopo ebbero una svolta parecchio spinta, ma rimanevano etero. Improvvisamente, la coppia etero divenne una 3some con un secondo uomo e infine la donna venne esclusa dai giochi. Ma non c’era astio giacché la donna di solito capiva e diventava sostenitrice dei due uomini in gioco. Quindi tutto bene quel che finisce bene.

Con mia sorella pensavamo di essere gli unici e di essere strani. Un bel giorno ci capitò sotto gli occhi la pubblicità de “Il cuneo dell’amore” OAV giapponese yaoi famosissimo edito in Italia dalla Yamato. Da lì abbiamo fatto ricerche online e ci si è aperto un mondo nuovo, in cui ci siamo fiondati con una fanzine tutta nostra (“K2C-Outside”) portata in fiera a Roma e che ci ha fatto conoscere persone stupende che ancora oggi sono nostre amiche.

 

Zel Carboni    

 

D: Come è stato essere uno dei precursori in Italia del fumetto erotico indie con protagoniste coppie omosessuali? Che difficoltà e resistenze hai trovato?

R: Ah di resistenze e insulti ce ne siamo beccati a palettate. Ahahahah il nostro banchetto alle fiere era il famigerato “banchetto delli froshi” e c’era gente che passava davanti guardandoci con disgusto.

Ai tempi vendevamo la Zine via posta e non solo alle fiere: dovetti pagare una casella postale a Mailboxes perché c’erano omofobi che venivano a cercare “li froshi e le frociarole.” Una cosa spaventosa e inaudita. Ma per fortuna tutto questo è cambiato, e spero di aver contribuito a questo cambiamento un po’ anche io. Certo ho avuto molta paura in quegli anni, ma il coraggio non è mai mancato, né a me né a mia sorella e nemmeno ai nostri collaboratori.

D: Rispetto al passato, come trovi il mondo Indipendente oggi?

R: Florido, coraggioso, aperto e combattivo. Sempre più propositivo. Finalmente si sta perdendo l’idea che se non vieni pubblicato da un editore ufficiale vali zero.
Il tuo valore lo sancisce il mercato. Per un Indie è più difficile, è vero, ma con la giusta forza e strategia non si ha bisogno di nessun editore.

 

D: So che, sempre nell’ambito indipendente, hai lavorato a un fumetto sempre a sfondo omoerotico: Samsara. A Cartoomics uscirà un artbook (finanziato con grande successo – al 400% della cifra iniziale - su Kickstarter) con solo le tue illustrazioni, ma non solo. Come è nata l’idea di questo artbook?

R: Ho lavorato alla sezione Patreon di questo progetto corale per quasi cinque anni. Quest’anno ci siamo resi conto che le illustrazioni che ho realizzato tra un capitolo e l’altro del webcomic, avevano raggiunto un numero tale da poter essere collezionate in un volume tutto loro. E così è stato deciso di fare. Ed è stato sul serio emozionante!

 

D: Che tipo di illustrazioni troveremo nel volume? Lungo che periodo sono state fatte? E da cosa hai tratto ispirazione per disegnarle?

R: Di sicuro troverete illustrazioni altamente erotiche. Non ho paura di disegnare tutto il necessario, tentando di non scadere comunque mai nel volgare.
Sono illustrazioni fatte nell’arco di cinque anni, come intermezzo tra un capitolo di Samsara e l’altro. L’ispirazione non ha una sola fonte. Il bello dei personaggi di Samsara è che possono essere usati come attori, e messi nelle situazioni più disparate, senza venir meno al senso del webcomic stesso!

 

D: A proposito delle illustrazioni e del fumetto erotico, come trovi reagisca il mondo del fumetto (sia indipendente che mainstream) e il suo pubblico a questo tipo di contenuti, oggi? Hai visto delle differenze sostanziali rispetto al passato?

R: Spesso è un campo contraddittorio. Di sicuro non c’è più tutta l’omofobia di prima, ma c’è anche una fetta di mercato che sminuisce il lavoro erotico dicendo: “è porno, ovvio che venda.” Ok l’erotico vende di default, ma un erotico disegnato bene vende di più. Non è giusto sminuire il lavoro altrui con sentenze del genere; è triste ed è ignorante alla base.

 

Zel Carboni

 

D: Riagganciandomi a questo discorso volevo chiederti: hai mai avuto problemi con qualcuno per la natura dei contenuti fortemente sessuali di una parte dei tuoi lavori?

R: Onestamente no, perché chi mi cerca sa cosa trova. Certo c’è chi dà per scontato che disegnando erotico io sia un vero porcellone, e ci prova in tutte le maniere via messaggi privati e live, mandando foto sconce e facendo proposte oscene. Di solito riceve una bella segnalazione se la cosa si svolge online, e un insulto colorito con tanto di telefonata ai carabinieri se avviene live.

 

D: Torniamo a noi e all’artbook che presto vedrà la luce, sia in formato digitale che cartaceo. So che all’interno del volume non si parlerà solo di Lasse, Mason e tutti gli altri personaggi di Samsara, ma anche di te e delle tue vicende personali. Come mai questa scelta?

R: Sono un artista parecchio timido, non prendo parte a nessuna fiera, non mi si vede in giro praticamente mai. Alcuni fans si sono chiesti il perché di questo mio comportamento. Così, d’accordo con il team Awe, si è deciso che si parlasse di me con sincerità e semplicità, cogliendo questa occasione praticamente perfetta per farlo. È un volermi aprire con chi mi sostiene e apprezza, un modo per scavalcare la mia timidezza e ansia sociale, e scoprirmi un po’ di più con chi crede in me.

 

D: Se possiamo spoilerare qualcosina… Posso permettermi di chiederti come mai non sei mai in giro e non frequenti fiere?

R: Perché purtroppo ho parecchi problemi a prendervi parte o comunque a stare in luoghi troppo affollati. Non lo faccio per cattiveria, ma perché rischio seriamente di svenire per il panico. Un tempo la mia depressione non era così prepotente, ma si sa che le malattie crescono con te e invecchiano con te. Quindi eccomi che parto con attacchi di panico anche solo ad andare al supermercato. Ho pensato di scriverlo anche nel mio art book perché è giusto che chi mi segue lo sappia assolutamente.

 

D: Se posso (di nuovo) permettermi di chiedere: di quali argomenti personali parlerai? È stato difficile per te parlare di queste vicende?

R: Certo che puoi! Parlo del mio percorso artistico, della mia depressione/male di vivere, e del mio essere un FtoM, ma non solo di questo. Spero davvero che il mio mettermi a nudo possa essere di aiuto per qualcuno, se non altro nel farlo sentire meno solo in una situazione delicata e spesso incompresa. È stato difficile ma anche catartico. Perciò l’ho fatto senza ripensamenti.

 

D: Essendo una persona fondamentalmente timida e riservata, è stato difficile per te aprirti così tanto come hai fatto in questo volume speciale? E cosa hai provato mentre ti aprivi così tanto verso un pubblico che, di fatto, non conosci per la maggior parte?

(Permettimi di aggiungere un parere personale: sono ammirata per il tuo grande coraggio.)

R: Ti ringrazio di cuore, ma io mi vedo come un codardo nascosto dietro pagine di carta. Lo so, lo so, quel che dico sembra deformato dalla mia solita autocritica estrema, ma sono consapevole che ci vuole più coraggio a parlare di queste cose live, non dietro una tastiera. Spero di cuore di poterlo avere quel coraggio, un giorno. O meglio, di poterlo ritrovare… perché un tempo ero davvero un leone e non un agnellino impaurito come sono ora.

E nonostante io sia rimasto nascosto dietro pagine di carta, c’è voluta davvero molta forza per parlare di cose delicate e personali. Spero solo di non essere giudicato, criticato, ma compreso.

 

Zel Carboni

D: Come trovi che il mondo del fumetto e tutto ciò che ci ruota attorno percepisca persone LGBT+?
R: Ormai possiamo dire che vedo sempre più inclusività in ogni opera, sia per questioni di orientamento sessuale e di genere che di etnia. La cosa mi dà grande gioia giacché il mercato del fumetto si sta adeguando al cambiamento del mondo.
Penso che questo cambiamento sia dovuto più che altro al ritrovato coraggio di parlarne e imporsi come bacino di utenza importante, giacché le lotte sociali si son sempre fatte da che esiste l’uomo. Quindi sto notando con piacere che si sta puntando a normalizzare la presenza di queste diversità anche nel mainstream, come sarebbe stato necessario fare da sempre e sottolineo da sempre, piuttosto che eteronormativizzare tutto come si è sempre fatto.

 

D: Passando ora ad argomenti più leggeri: hai mai avuto problemi con il diritto d’autore? Se sì, come li hai risolti?

R: Gli art Thieves sono sempre in agguato, purtroppo, e il web rende questa cosa semplice e senza conseguenze (finora!). Molti si limitano a ricalcare i miei disegni, altri a tagliare via la mia firma dagli stessi per apporre la loro e spacciare le mie opere per qualcosa di fatto da loro. Spesso, invece, trovo i miei disegni senza crediti come download a pagamento su siti esteri. Per fortuna ho fans e amici che appena notano queste cose segnalano di loro o avvisano me per fare altrettanto. È una trafila pallosa e su dieci che ne faccio buttare giù ce ne sono altri cento, ma finora era possibile fare solo questo, purtroppo. E ribadisco, finora. Per fortuna vedo che le cose si stanno muovendo nel verso giusto, il migliore possibile!

 

D: Quali sono i tuoi progetti futuri?

R: Ho una serie di libri illustrati in collaborazione con Le Peruggine da finire e vorrei lavorare ai due webcomic che ho in ballo da un po’, che sono in stasi per via del troppo lavoro che ho da fare (quello che serve per pagare le bollette) e che vorrei cominciare quanto prima! Poi, con Awe, lavoreremo a “Shitsuki” in maniera costante, in modo da realizzare il sogno di vederlo in cartaceo!

D: A proposito di questi, un pappagallino chiacchierone mi ha raccontato che dovresti iniziare a breve un fumetto intitolato “Iridescence”, una storia scritta insieme al duo Le Peruggine. Ci puoi raccontare qualcosa di più a riguardo? Come è nata? Di cosa parlerà? Si sa già quando potremo leggerla?

R: Era da un po’ che con le Peruggine si parlava di fare un fumetto insieme.
Si è confabulato molto sulle tematiche, ci siamo divertiti a creare i personaggi e a farli interagire in un testo che ricorda i giochi di ruolo, così da avere una base solida su cui costruire la sceneggiatura.

La sceneggiatura del primo capitolo c’è, così come gli sketches e il mio sogno è di far partire questa storia prima dell’estate. Del resto è un comic molto fresco e leggero, che potrebbe ricordare un po’ il trope della Sirenetta (il mio personaggio è un dolce octoman, ovvero mezzo uomo e mezzo cefalopode) ma che se ne discosta praticamente subito affrontando tematiche socialmente importanti. Si parla di come le diversità uniscano piuttosto che dividere, e come l’avere la mente e il cuore aperto non faccia vedere più il diverso ma il comune, che è tanto di più, ovvero il fulcro di tutta l’umanità.

 

D: Un certo pappagallo, diverso dal precedente, mi ha invece raccontato che hai in serbo anche un fumetto interamente tuo, anch’esso a sfondo erotico: Dùil de Dragon. Come è nato? Hai già la storia? E di cosa parlerà? Quando potremo leggerlo?

R: Ahahahahahahahah Questi pappagalli spifferoni! XD
Duil De Dragon” è un webcomic basato sullo stravolgimento delle classiche fiabe col cavaliere ammazza draghi che parte in missione, uccide il Drago e salva la pulzella. In questo caso è un Re che vuole soggiogare un Drago millenario per i suoi fini, ma che verrà soggiogato dal Drago stesso che gli proporrà un patto. Il Drago ovviamente può mutare forma in quella umana, e il Re sarà costretto ad accettare quel patto per il bene del suo Regno. Crede di farlo suo malgrado, invero sotto sotto la cosa gli è gradita. Alla fine il buon Re raggiunge il suo scopo originario, ma in un modo inaspettato. Questo webcomic prenderà il via solo al raggiungimento del primo goal sul mio Patreon. Che fatica però raggiungerlo Ahahahah!

La storia di base c’è, ma è un progetto ambizioso che coinvolgerà i miei sostenitori e amici. Come? Beh… spero di poterlo cominciare presto così potrò mostrare la mia idea che (credo) sia parecchio originale. Almeno è quel che mi auguro! E se non lo sarà, chiedo scusa di aver peccato di superbia. XD

Ti ringrazio moltissimo per avermi concesso questa intervista e il tuo tempo per rispondervi. È stato un piacere.


Grazie dal profondo del cuore a te, è stato un onore!

 

Contatti

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Zel Carboni

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