Intervista ad Arte Sghimbescia

Ciao a tutti miei cari Beavers!

Oggi voglio presentarvi una brava artista, Cristiana Fumagalli conosciuta come Arte Sghimbescia! Conosciamola un po’!

Della sua biografia mi racconta: sono nata nel 1991 e cresciuta a Lissone, un paese della Brianza. Fino alle medie la mia idea di futuro verteva su tutt’altro argomento (veterinaria) e coltivavo la passione per il disegno in maniera marginale. L’incoraggiamento di un’insegnante però mi ha fatto cambiare direzione e così ho successivamente frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Monza (ora Liceo Artistico Nanni Valentini). Finito il Liceo ammetto di essere andata alla “deriva” per un po’: volevo già lavorare nel campo del fumetto ma non avevo capacità tecniche sufficienti e nemmeno disponibilità per frequentare corsi professionalizzanti (sinceramente non volevo gravare ulteriormente sul bilancio di casa) così ho scelto impieghi legati alla grafica e al mio campo di studi, senza però lasciare nel dimenticatoio i miei progetti. Da quasi un anno ho voluto intraprendere un salto nel vuoto, mi sono licenziata e ho dedicato tutto il tempo ai miei progetti personali, alla promozione e alle fiere, riscuotendo anche un discreto successo.

E ora qualche domanda per conoscere meglio questa autrice e i suoi lavori! Iniziamo da qualche domanda per rompere il ghiaccio, come sempre…

D: Quando hai iniziato a disegnare? Hai frequentato una scuola del fumetto?

R: Fin da piccola a dire il vero, l’ho sempre avuta come passione e un po’ come scappatoia dalla realtà. Alle medie mi sono convinta a intraprendere la strada dell’artista e ho frequentato l’Istituto d’Arte di Monza. Dopodiché mi sono lanciata nel mondo del lavoro, come grafico principalmente, ma ho continuato a coltivare la mia passione da autodidatta.

D: Come ti sei avvicinata al mondo del fumetto Indipendente?

R: È stato molto casuale. Sono stata indirizzata verso il festival “Slow comics” (parliamo del lontano 2010 se non sbaglio) e lì ho conosciuto Christian G. Marra (autore, disegnatore e direttore della casa editrice indipendente Passenger Press). Aveva visto del potenziale e mi ha spronata a realizzare il mio primo volume da indipendente (Parental Control). Da lì in poi ho visto che era l’ambiente giusto e ho proseguito, migliorando anno dopo anno le mie capacità tecniche.

D: Hai sempre fatto fumetto indipendente oppure hai anche lavorato per fumetti mainstream?

R: Sempre indipendente. Ho provato a propormi presso case editrici (specializzate per lo più in libri illustrati) in veste di grafico illustratore più che come autrice, ma senza successo.

D: Cosa significa fare fumetto per te?

R: Lo trovo il mezzo più efficace di comunicazione per quello che desidero esternare, tutto quello che ho in testa trova forma nel fumetto…ed è una droga XD Se non disegno per lungo tempo vado in crisi di astinenza! Scherzi a parte, è un sistema che mi permette di avvicinarmi indirettamente e con un linguaggio molto semplice ed esaustivo a un pubblico vastissimo in cui suscitare emozioni.

D: Quali pensi che siano gli effetti positivi del fumetto come mezzo di comunicazione?

R: A differenza della lettura di un libro che stimola la fantasia, la “narrazione per immagini” facilita un pochino il lettore. Penso che gli effetti principali della lettura di un fumetto siano la generazione di emozioni e la possibilità che il lettore ha nell’immedesimarsi in una data vicenda, in modo tale da poter, magari, trarne un punto di vista diverso. Permette inoltre un’ampia riflessione (ovviamente dipende dal tipo di fumetto in esame).

D: Cosa pensi delle autoproduzioni e del fumetto indipendente? Cosa ti ha dato questo mondo?

R: Ampio margine di operabilità XD Non immaginavo di essere più libera di così, e il confronto diretto con il pubblico mi ha permesso vari gradi di miglioramento personale, al di là di quello che può essere il mero fatturato.

Penso che dovrebbe essere valorizzato di più da chi detiene il controllo dei festival e delle manifestazioni perché in primis offre una possibilità anche ad autori/artisti alle prime armi e poi perché sul “mercato” regala un ventaglio di varietà di stili che nel mainstream difficilmente trovi… e il contatto diretto con gli autori prima che diventino rari come pokèmon leggendari XD

D: Perché hai scelto il nome d’arte “Arte Sghimbescia?” Da dove è nato?

R: Cercavo qualcosa che colpisse e che si differenziasse. Non ci baso la mia “carriera standistica” su questo, ma spesso e volentieri la gente si ferma, legge il nome, ride e talvolta si ricorda di me. Sostanzialmente perché è una locuzione colloquiale (e ringrazio Francesca Da Sacco che poco fa mi ha girato pure un articolo dove viene sviscerato il significato sintattico della parola “sghimbescio”, ossia una fusione gergale tra “sghembo” e “rovescio” XD); in disegno non sono una grandissima cima, basti pensare che nel disegnare ambienti e prospettive sono negata e anche i corpi non sono 100% accurati, sono sghembi, riflettono su carta come sono fatta io: storta! E “Arte” beh…il fumetto è in parte Anche arte? Si, allora si tratta di arte XD

D: Parliamo dei tuoi progetti principali: uno di loro si intitola “Parental Control”. Di cosa parla? Come è nato?

R: Premettendo che amo il contrasto generato da tematiche comuni in contesti inusuali, Parental Control parla di rapporti genitori-figli e dell’accettazione del “diverso”, in un mondo dove la magia e i mostri esistono. È nato per caso (suona ridondante ma mi capita spesso XD), stavo schizzando verso l’ultimo anno di Istituto i miei compagni di classe in versione “mostro” (es. mummia, licantropo, etc.) e poi una coppia di maghi; poi mi sono chiesta: “E se fossero i maghi i genitori di questi mostri? Perché sono mostri e non maghi adolescenti?” da lì poi è venuto tutto il resto. Negli ultimi tempi la trama si è ulteriormente articolata inserendo tematiche come la morte, le anime e la loro connessione, fiducia e responsabilità. Dacché era nato con uno scopo umoristico, rielaborandolo, ha assunto toni leggermente più cupi e seri, ma comunque non rinuncerò a inserire scene comiche.

D: So che hai intrapreso un’impresa non da poco: ridisegnare i primi tre volumi di questo fumetto (in bocca al lupo). Quando vedrà la luce la nuova edizione? Saranno ancora tre volumi oppure li unirai in uno solo?

R: Spero vivamente per Cartoomics 2020, e anche io vedrò la luce in fondo a questo tunnel infinito. Sarà un volume unico, gnomico ma unico, per ora… Nella mia testa il progetto non si conclude mica lì, ma per ora preferisco dire che sarà uno solo, altrimenti aumenta troppo l’hype dei lettori, mi vengono citofonare a qualunque ora: “Allora?! Come finisce?! Come prosegue?! Quando fai il seguito?! VOGLIO IL SEGUITO!”

D: Come hai creato i design dei mostri presenti in questa storia?

R: Sperimentando. Inizialmente desideravo adottare due stili di disegno diversi per le due serie principali (Parental Control e L-Drama), ma più andavo avanti più mi rendevo conto che avrei perso dei dettagli per strada e il mio stile non sarebbe più stato facilmente riconoscibile, così ho voluto uniformare i due stili, differenziandoli però nell’uso del colore e nella scelta dei pennelli.

D: Uno dei tuoi progetti di punta è “L-drama”, un fumetto LGBT+. Perché hai deciso di esplorare questo mondo e di disegnarci un fumetto?

R: L-Drama è la logica conseguenza di un mio breve precedente lavoro, ossia “Amore ai tempi di Brenda”. Quest’ultimo affronta in brevi tavole comiche i drammi che le utenti (una ero io) di questa vecchia app per incontri lesbici potevano vivere. Sentivo che a lungo andare in un contesto così ristretto le battute sarebbero finite ad un certo punto, così ho voluto mantenere il tema, ma uscire dal web e proiettarlo nella “vita vera”. La vita offre già di suo una miriade di momenti naturalmente comici, sta a noi coglierli.

D: Leggo che l’attuale volume di “L-Drama” è composto da tavole per lo più autoconclusive. A cosa sono ispirate? Come hai scelto i temi da rappresentarvi?

R: Alcune (ma non dirò quali) sono ispirate a gag realmente accadute, racconti di amiche, etc. Ho scelto di rappresentare quello che nell’ambiente viene definito “lesbodramma” ossia una sequela di isterismi/depressioni/situazioni imbarazzanti che avvengono nelle relazioni interpersonali, diluendo un po’ anche immaginando un possibile coming-out con mamma e papà. Tramite delle illustrazioni ho voluto inoltre rappresentare ricorrenze importanti (es. festa della donna, la manifestazione di Svegliati Italia del 2016, etc…).

D: Come hai creato la protagonista di questo fumetto (o meglio, di queste tavole)?

R: Ho voluto creare un personaggio “X”, ossia una protagonista che viva le vicende lesbodrammatiche sempre con una certa lucidità. Per via delle sue ex o delle sue amiche finisce sempre all’interno di un dramma, ma non si fa prendere dal panico, anzi, ne è piuttosto stufa, anche degli stereotipi che vengono appioppati alla categoria.

 

D: Investigando ho scoperto che hai creato anche “L-Drama Deluxe Drama”. In cosa differisce da “L-Drama”?

R: Contiene una storia lunga. Mi sono resa conto che nelle tavole autoconclusive un po’ si perde quella che è la personalità dei personaggi e mi è sembrata quasi un’azione conseguenziale dedicargli più spazio e ampliare la storia a una vicenda più lunga.

D: Come ha recepito il pubblico questo progetto?

R: Ottimamente, non mi aspettavo una risposta così ampia e specialmente da un pubblico davvero vasto e variegato che va dalla ragazzina 17enne all’uomo 50enne. C’è da dire anche che questo è il primo vero progetto a cui ho dedicato seriamente più tempo e impegno ed il risultato mi ha molto soddisfatto. Sono queste le cose che ti spingono a continuare: al primo posto la soddisfazione personale di aver concluso un lavoro impegnativo, al secondo la risposta del pubblico che apprezza e a sua volta ne rimane soddisfatto. Il mio intento era quello di divertire in maniera leggera e c’ho preso.

D: Un uccellino dalla chioma rosa mi ha detto che hai in ballo un progetto parallelo: It’s Drama. Perché hai deciso di creare questo fumetto? Perché proprio sulle malattie sessualmente trasmissibili?

R: Più che di un fumetto si tratta di una guida irriverente: ci saranno sì vignette umoristiche col taglio alla L-Drama, ma ci saranno anche descrizioni (con humor nero) delle varie malattie e consigli in merito. Ho deciso di realizzarlo per portare nel mio ambiente (fumetto) un qualcosa che sia divertente ma che faccia anche riflettere su argomenti seri. Ovvio che con questo progetto non voglio assolutamente sostituirmi agli enti/associazioni/professionisti che si occupano di informazione seria (che tra l’altro sto cercando di coinvolgere in modo da non scriverci dentro delle ca****e) bensì fare informazione in maniera diversa, anche per sensibilizzare e per distruggere la generalizzazione secondo cui determinate malattie si possono trasmettere solo nell’ambiente LGBT+.

D: So che hai anche due progetti principali coming soon, uno dei quali è “La pecora nera”. Puoi raccontarmi, anche a grandi linee, di cosa parla e più o meno quando uscirà?

R: A grandi linee (ma mooolto ampie perché per ora ho in testa solo il soggetto XD), sarà una storia legata al tema della famiglia, incentrata sul rapporto conflittuale tra due sorelle generato a sua volta da problemi irrisolti tra una di loro e la madre. A differenza degli altri miei progetti sarà una storia drammatica. La vita degli artisti si compone in varie fasi, no? Ecco, diciamo che questa graphic novel farà parte del ciclo “I fumetti della maturità”.

Penso che sarà il progetto successivo a Parental Control e IT’S Drama a cui metterò mano, perciò non ho una data esatta… dal 2021 in poi dai XD

 

D: Il compare di “La pecora nera”, anch’esso coming soon è “L’artista maledetto”. Puoi anticipare qualcosina anche di questa storia?

R: Questa storia, anch’essa drammatica, me l’hanno ispirata dei brani dell’artista Emilie Autumn (che se avessi un minimo di fortuna non mi dispiacerebbe contattarla e parlarne…sarebbe figo, MOLTO figo). Sarà un lungo flashback nella Londra vittoriana e parlerà di violenza e riscatto.

D: Oltre a questi tuoi progetti principali e a quelli minori (fra cui ricordo Elfs; Amore ai tempi di Brenda e Il momento di reagire), hai partecipato o lavorato anche a qualcos’altro?

R: Sì, ogni qual volta che trovo una Call for artist per partecipare a un’antologia illustrata mi butto (anche se prendo delle grandi facciate per terra, ma non mi arrendo XD). Ho partecipato con due illustrazioni a un volume del collettivo Casa Ailus (Mitologika – Il mito di Avelion) e collaborato disegnando anche la copertina del loro nuovo volume sulla mitologia egizia (Mitologika – Le leggende delle Due Terre, in uscita a Lucca Comics&Games 2019). Ho realizzato le faccine meme per la youtuber Marion Blue. Collaboro occasionalmente anche in veste di grafico creativo/impaginatore laddove servisse, diciamo che o per me stessa o per conto di altri ho sempre le mani in pasta in qualcosa.

D: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

R: Non mi dispiacerebbe entrare a far parte di una casa editrice in qualità di grafico o illustratore e fondamentalmente mi sto impegnando per farmi notare dalle realtà editoriali. Vediamo: io mi sono data un limite e un range di operatività entro i quali realizzare più progetti possibili e vedremo cosa succede. Se qualcosa succede bene, se non succede nulla ricercherò un impiego come grafico, ma non mi arrendo. Ho ancora un sacco di storie da mettere su carta


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