Intervista al Team Megarette

Biografie

Andrea Pirondini (soggetto e sceneggiatura)

Diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano nel 1994, dopo varie vicissitudini come illustratore e vignettista per testate locali e settori industriali, si forma come grafico in ambito editoriale (con Dynamic Italia), scientifico (mostre e musei) e industriale. Nel 2013 ha dato inizio al progetto autoprodotto Megarette.

Fabio Govoni (disegni)

Vive e lavora a Modena, dove è nato nel 1974. Il disegno è sempre stata la mia passione e disegnare fumetti il mio sogno.

Negli anni dell’adolescenza ha collaborato con la storica rivista di fumetto amatoriale Casablanca, da una “costola” della quale è nato il mensile Ironheart per il quale ha disegnato i numeri 2 e 3 nel lontano 1994.

Anche se i suoi studi si sono sviluppati in tutt'altra direzione, si è formato negli anni attraverso letture e corsi che gli hanno dato competenze di disegno e grafica.

Per i casi fortuiti della vita, la sua attività dal 2007 si è spostata verso la pittura. Attualmente collabora con alcune gallerie d’arte sul territorio italiano. La sua ultima mostra, BioPICS 3 - The End, si è tenuta a settembre 2019 presso Castel Dell’Ovo (NA).

Negli ultimi anni sono state sempre di più le occasioni che lo hanno riportato verso la grafica, l'illustrazione e infine il fumetto (prima con il progetto D10 di Marcello Cavalli, attualmente in stand-by, poi con Megarette).

Da quattro anni è esperto esterno in fumetto e illustrazione per il Liceo Artistico Venturi di Modena.

Giacomo Pilato (disegni)

Classe ‘84, termina gli studi presso la Scuola Internazionale di Comics a Roma e inizia e conclude il percorso accademico presso L’Accademia di Belle Arti di Palermo sezione Grafica D’arte. Pubblica per EF EDIZIONI, Verbavolant Edizioni, Virus Comix, Il Palindromo. Parallelamente collabora ad una serie di webcomics per la piattaforma Verticalismi e per Undead Trinity di Angelo Ferrari e Riccardo Farina. Collabora alla serie “Robotics” di Claudio Iemmola nel primo e secondo volume e a “Le origini del male” entrambi pubblicati da Shockdom. Per lo stesso editore realizza due illustrazioni per il volume “Nel sonno della ragione” di Claudio Cicciarelli.
Al momento lavora all’interno del progetto “Megarette” e parallelamente collabora con Stefania La Badessa alla realizzazione di un libro per l’editore Tecniche Nuove.

Intervista Team Megarette

Intervista

 

D: Come è nata l’idea per il progetto Megarette?

Andrea: L’idea è nata dopo un incontro con l’amico di allora, Aldino Rossi. Entrambi volevamo metterci alla prova creando un nostro fumetto: nessuno di noi era un professionista, ma la passione era tanta, così io mi occupai della storia e Aldino dei disegni. Con il tempo il progetto è diventato sempre più solido e gli sforzi richiesti sempre più grandi, sia in termini di tempo che economici. Da lì l’abbandono di Aldino e la conseguente ricaduta sul sottoscritto della responsabilità del progetto. Andare avanti o fermarsi? Questa era la domanda; ma mi bastò sottoporre la questione agli altri due disegnatori, Fabio e Giacomo che nel frattempo entrati nel progetto per infondere nuova linfa, e mi fu chiara la risposta: Megarette andrà avanti!

 

D: Di cosa parla questa trilogia (senza spoiler, se possibile)?

Andrea:Megarette – Savage New World” è una storia di fantascienza che parla della lotta tra due specie umane: la nostra, cioè i Sapiens, e un’altra ritenuta estinta, i Neanderthal. Questi ultimi, una volta ottenuta la tecnologia adeguata, si manifestano per liberare la Terra dalla presenza dei Sapiens dopo che questi ultimi l’hanno sfruttata e inquinata.

Ma chi ha ragione in tutto questo? Chi ha realmente il potere di stabilire cosa è giusto e cosa non lo è? E che prezzo ha tutto questo? Sarà il risveglio dell’antico dio dei Sapiens, trecento anni nel futuro, a dare a loro l’ultima speranza di vittoria quando ormai sono ridotti a piccole tribù in una Terra tornata selvaggia. Il dio porta il nome di Megarette, una gigantessa d’acciaio di 25 metri che altri non è che la nemesi di Anna, una ragazzina innocente e spaesata che si muove su una Terra che non riconosce più, e sarà tramite i suoi occhi che il lettore vivrà le vicende di Megarette – Savage New World.

 

D: Andrea, so che questo progetto tratta delle vicissitudini della specie umana tra passato, presente e futuro, tra neo-primitivismo, catastrofismo, post-apocalittico, bellicosi robottoni e mostri giganti evocati da forze oscure.

Perché hai scelto di trattare questi temi? E come sei riuscito a conciliare tutti questi temi diversi, che sembrano anche un po’ slegati fra loro?

Andrea: Sono tutti elementi che fanno parte del mio immaginario. Sono un appassionato di preistoria e il sottogenere post-apocalittico ha per sua natura un ritorno alla tribalità e alla preistoria umana, quindi non è stato difficile usarli nella stessa vicenda. Poi ho inserito elementi come i robot giganti (altro mio grande amore) immaginati in un futuro molto vicino al nostro presente, quindi in una società del tutto simile alla nostra, che avranno ripercussioni nel futuro post-apocalittico come residuati bellici. In fin dei conti è la mescolanza dei generi che crea nuovi generi, e se anche non lo fa, pasticciare coi generi rimane comunque molto stimolante.

 

D: Quello che racconti delle civiltà umane del passato è inventato o ti sei basato anche su fatti storici e scientifici (paleontologici) reali?

Andrea: I Neanderthal che racconto in Megarette non sono, come l’immaginario comune ancora li dipinge, una sorta di uomini scimmia stupidi e destinati a una veloce estinzione, ma tutt’altro. La partenza di una storia di fantascienza è quindi per me il dato reale, o comunque una concezione scientifica nuova basata sulle scoperte, dopodiché la storia è libera di svilupparsi in modo del tutto fantasioso distaccandosi da essi, come è naturale che sia. Mi sono anche avvalso di consulenze, ad esempio i dati scientifici che racconto nella sequenza introduttiva sono stati supervisionati da un paleontologo, l’amico Simone Maganuco, mentre per le questioni legate alle credenze tribali e alla cognitiva, molto utili sono state le chiacchiere con Leonardo Ambasciano, storico delle religioni. Anche Andrea Cau, paleontologo dei vertebrati, mi ha dato qualche dritta anatomica per i neanderthal e il loro misterioso, quanto inventato, potere.

 

D: Perché hai deciso di mostrare due umanità diverse, il Sapiens e il Neanderthal? C’è anche qualcosa di metaforico in tutto ciò o è un espediente puramente ai fini della storia?

Andrea: Mi piaceva l’idea di utilizzare i Neanderthal, quindi qualcosa che viene dal passato, per rappresentare la paura innata in ciascuno di noi di un’entità occulta che ci condiziona. In più è stata una specie umana “altra” con cui abbiamo effettivamente convissuto e che era probabilmente ad un grado intellettivo e cognitivo del tutto simile al nostro, e forse proprio noi Sapiens siamo stati i responsabili della loro estinzione. Insomma, tutto questo per dire che la nostra specie non è poi così unica, forse abbiamo avuto solo una gran fortuna.

 

D: Per sviluppare il lato psicologico dei personaggi invece, su cosa ti sei basato? In essi c’è parte di te, delle tue esperienze e di qualcosa delle persone a te care oppure sono come “distaccati” da persone reali, da questo punto di vista?

Andrea: Credo ci sia un po’ di tutto anche se, per come li ho pensati, perlopiù rappresentano dei caratteri tipici, sono una sorta di “maschere”. Ho però cercato di non farli monodimensionali, ognuno ha quindi le proprie debolezze, virtù, limiti. E i loro caratteri possono cambiare nel prosieguo della storia in base alle esperienze che vivono.

 

D: So che questo fumetto è frutto del lavoro di un team, comprendente uno sceneggiatore e 3 artisti (di cui uno non ne fa più parte). Come hai conosciuto gli artisti e creato il team?

Andrea: Col primo disegnatore, Aldino Rossi, c’era un rapporto amicale. Fabio Govoni e Giacomo Pilato erano invece a me del tutto sconosciuti se non come disegnatori. Giacomo lo conoscevo per i suoi lavori su un altro fumetto (Robotics), mentre Fabio l’ho conosciuto vedendo i suoi lavori artistici in rete. Li contattai via social per sottoporre loro il progetto e chiedere se fossero intenzionati a parteciparvi, così è cominciata la collaborazione. Ricordo che contattai molti disegnatori, ma nonostante offrissi un compenso, in fondo era una commissione, non fu per nulla semplice trovare persone che credessero nel progetto. Fabio e Giacomo si dimostrano a tutt’oggi molto collaborativi e propositivi, e questo fa bene sia professionalmente che umanamente. Aggiungo anche Daniele Cattarin, che con grande zelo si è occupato delle modellazioni in 3D dei robot.

Intervista Team Megarette

D: Giacomo, so che tu ti occupi del secondo volume. Quali sono state le difficoltà che hai riscontrato entrando in un progetto già iniziato e con una trama e struttura ben precise?

Giacomo: Posso dire che non ho avuto grandi problemi a entrare in questo progetto. Anche se il primo volume non era ancora concluso, Andrea mi ha fornito una versione cartacea a fumetti della prima parte con lo storyboard di tutte le tavole disegnate da Aldino e i testi già impaginati. In questo modo è stato più semplice entrare nel mood del primo volume.

Il lavoro, in background, di Andrea è stato impeccabile nell’organizzazione delle informazioni che avevo da acquisire e mi ha incredibilmente facilitato la comprensione del vasto mondo che aveva creato. Il suo stile di scrittura è dettagliato e, al tempo stesso, lascia ampi margini per l’interpretazione personale.

 

D: Cosa ti piace di più del volume a cui stai lavorando?

Giacomo: La cosa che mi piace è che Andrea, per quanto molto tecnico e dettagliato, non ha mai imposto la sua visione del “mondo Megarettiano” come assoluta ma, al contrario, è stato sempre aperto al confronto e al dialogo: questo ha fatto sì che la sua visione diventasse anche la mia. Entrare in questa sintonia non è facile, non in tempi così brevi credo.

 

D: Cosa ti piace di più disegnare e cosa di meno? (sempre riguardo Megarette)

Giacomo: Quello che più mi piace disegnare sono i mostri, ma, in generale, le scene d’azione. Di contro, le scene più “lente” sono quelle che, per quanto necessarie, trovo meno fluide nel mio lavoro, ma diventano dei momenti in cui sperimento di più da un punto di vista grafico.

 

D: Perché hai deciso di entrare nel team di questo progetto? Cosa ti ha spinto ad accettare? E come trovi la coordinazione con Andrea e Fabio nel lavoro?

Giacomo: Andrea mi ha presentato entusiasta e nel dettaglio il mondo che aveva costruito. Questo mi ha fatto capire la serietà delle sue intenzioni portandomi ad accettare l’entrata nel team. La coordinazione con Fabio e Andrea è estremamente rapida, tra WhatsApp e Dropbox, siamo costantemente aggiornati sullo stato del lavoro e aperti al confronto.

 

D: So che tu hai realizzato gli studi per i modelli 3D dei robottoni da zero: che processo hai seguito? Che difficoltà hai trovato? Pensate di usare questi modelli anche per stampare action figures 3D?

Giacomo: Abbiamo discusso molto con Andrea per dare il giusto carattere ad ogni personaggio. Era importante che, già dal design, ogni robot fosse unico ed estremamente riconoscibile. Ho voluto vagamente ispirarmi allo stile dei robot di Yattaman. La difficoltà più grande è stata quella di creare personaggi “meccanicamente” funzionali e disegnarli da tutti i punti di vista per mettere il modellatore, Daniele Cattarin, nelle migliori condizioni di operare. Vedere un tuo disegno diventare 3D è fico, senza contare l’estrema comodità a livello produttivo.

Se si faranno delle action figures? non so! Credo che nessuno si ponga dei limiti e se ci saranno le giuste condizioni, si potrà pensare in grande.

 

D: Hai anche studiato e creato il design dei Miti Zoomorfi (una sorta di mostri antropomorfi): da dove hai preso l’idea? Quali gioie e difficoltà hai sperimentato nel cimentarti nella creazione di questi personaggi?

Giacomo: È un continuo stimolo perché devi entrare nella mente dello scrittore e dare forma ai suoi pensieri, tenendo conto di un design già avviato. Alcuni sketch iniziali di Aldino, uniti alle descrizioni di Andrea, hanno dato vita a queste creature. Probabilmente partendo da zero - quindi senza nessuna influenza visiva - avrebbero avuto una forma completamente diversa, ma nulla è per caso e qui la sfida è stata mantenere una coerenza con il design originale, pur avendo su tutto il resto carta bianca per sbizzarrirmi a mio piacimento.

 

D: Hai anche studiato nuovi personaggi “umani”: come ti sei trovato nel dover integrare personaggi tuoi con quelli già creati e studiati da altri? Che tipo di sfida ha rappresentato per te?

Giacomo: Quando segui una linea già avviata, è importante avere la visione totale di quello che è già stato fatto fino al punto in cui ti trovi a dover iniziare.

I personaggi sono porte che aprono su un mondo/background tutto da scoprire. Il segno grafico offre input per facilitarti ad entrare in quel mondo.

La reinterpretazione avviene in maniera naturale, cosi come la ricostruzione dei personaggi mancanti. È stato molto divertente cimentarmi con qualcosa di già avviato perché ho usato la chiave di un altro per aprire una porta diversa da quella che avrei aperto io e nella quale, a specchio, ho trovato qualcosa di me.

Intervista Team Megarette

D: Fabio, inizio con una domanda un po’ cattivella: perché hai deciso di entrare nel team di questo progetto? Cosa ti ha spinto ad accettare? E come trovi la coordinazione con Andrea e Giacomo nel lavoro?

Fabio: In realtà la domanda è molto meno cattiva di quanto tu possa pensare. La risposta è duplice. Prima di tutto disegnare fumetti era il mio sogno di bambino e l’avevo fatto, ma in un’epoca ben differente per quanto riguarda il mercato; e soprattutto in un’epoca in cui le mie basi e capacità erano molto meno solide rispetto a oggi; quindi il sogno non si era ancora realizzato pienamente, per quanto mi riguarda. In secondo luogo, il fatto che una persona che non conoscevo si proponesse a me con un suo progetto (i social possono essere utili, se usati nel modo giusto) mi ha fatto piacere e incuriosito. La qualità del progetto unita alla serietà di Andrea, poi, hanno reso la scelta una semplice formalità!

Con Andrea e Giacomo il confronto costruttivo è sempre aperto e ciascuno si affida agli altri in caso di dubbi o per avere pareri. Tutti siamo molto aperti al dialogo e non esistono gerarchie. Di nuovo: viva i social, perché Giacomo vive in Sicilia ma le distanze nella comunicazione sono nulle. 

 

D: Oltre ad avere il ruolo di artista del terzo volume, stai ridisegnando interamente le pagine già disegnate del primo volume, oltre a quelle mancanti (a causa di motivi legali): come ti trovi a fare un lavoro titanico del genere? Cosa rappresenta per te questo compito, fare questo tipo di lavoro?

Fabio: La mole di lavoro non mi spaventa. Inizialmente avrei dovuto occuparmi di una quarantina di pagine del primo libro e dell’intero libro terzo. Ma le deadline non erano stringenti, perché allora non avevamo ancora un editore e ognuno di noi aveva altri impegni, quindi ci si era riproposti di fare il possibile compatibilmente con essi.

In corso d’opera mi è stato proposto di ridisegnare la parte già esistente del primo libro, cosa che ho accettato subito ritenendo la cosa molto importante per dare continuità stilistica alla storia (anche se io avrei dovuto subentrare in un punto della trama che avrebbe anche potuto giustificare tale cambio) e per presentare (egoisticamente) agli editori un prodotto più omogeneo. Tuttavia ho potuto rifarmi al lavoro di chi mi ha preceduto cercando di non stravolgerne il contenuto.

Nessuna paura, tanta carica... Disegnare non mi stanca, anzi mi rilassa. È come entrare in uno stato meditativo che non mi fa alzare gli occhi dallo schermo e quando lo faccio è solo per accorgermi che sono le 3 o 4 di notte e che continuerei ancora. Ma questa mole di lavoro è anche una grande occasione per migliorare, lo vedo giorno dopo giorno, tavola dopo tavola. È il primo passo.

 

D: Del terzo volume, puoi raccontarci qualcosa (senza spoiler)? Qualche aneddoto, qualcosa relativo storia…

Fabio: In realtà non posso dirvi molto perché Andrea ha terminato di scriverlo proprio qualche giorno fa, per cui io non ho la sceneggiatura sotto gli occhi! E si è guardato bene dal raccontarmi la storia nei particolari, limitandosi a fare terrorismo psicologico nei miei confronti, raccontandomi di scene corali alla “Signore degli Anelli” calate in scenari apocalittici! Tutto ciò che ho potuto vedere sono state fotografie di storyboard che... beh, avete presente le ricette scritte a mano dai medici? Ecco, una ricetta è più facile da decifrare!

Quindi poco posso dirvi, se non che il finale sarà il climax ascendente dell’intera saga, nel vero senso della parola. E che non mancheranno i colpi di scena.

 

D: Come ti trovi rispetto alle deadline? Riesci a rispettarle?

Fabio: Ti ho già raccontato di come inizialmente la deadline non fosse pressante e quindi di come fosse stato semplice assumere l’impegno.

Nel frattempo abbiamo però trovato un editore e ci siamo ovviamente dati una scadenza reale. Ma tale scadenza riguarda per ora il primo libro e, fortunatamente, io sono molto veloce nella produzione delle tavole, per cui sono ampiamente in anticipo sui tempi (anche a causa del concomitante lockdown); entro il mese di maggio terminerò il primo libro e avrò tutto il tempo per rivedere le tavole e magari mettermi già al lavoro sul terzo.

 

D: Cosa ti piace del progetto Megarette?

Fabio: Mi piace il livello di serietà che ho trovato in chi lo ha creato. E con questo intendo anche il supporto al lavoro di noi che lo disegniamo: nel rispondere ai dubbi o alle richieste, nel fornire materiale di supporto come reference, modelli 3D scomponibili (!!!) dei robot, descrizioni di ambienti e materiali utilizzati in tempi antichi: tutte cose che nel fumetto avrebbero potuto essere tralasciate, ma sono state prese in considerazione (chi di voi sa come in antichità si costruivano e funzionavano le torce, ad esempio?) e ci hanno aiutato nel rendere tutto più realistico. Ma la serietà si riflette anche nel rapporto di Andrea con noi, di totale trasparenza.

Tutto questo non ha fatto altro che creare in modo naturale quella che ora è una bella amicizia, una degna evoluzione di un rapporto che era iniziato in modo puramente professionale.

 

D: Hai dovuto adattare il tuo stile di disegno a quello richiesto dal progetto, oppure hai potuto mantenere il tuo? Se hai dovuto adattarti a uno stile non proprio tuo, che difficoltà hai trovato?

Fabio: Fortunatamente no. Lo stile richiesto era realistico ed è, appunto, lo stile che normalmente mi contraddistingue. Questo anche quando la prima parte del primo libro già esisteva ad opera di Aldino. I nostri stili erano molto diversi ma pur sempre realistici (con qualche occhiata al manga l’altro, ma comunque accostabili), quindi l’unico adattamento che ho dovuto operare è stato l’attenermi al character design dei personaggi già creati.

 

D: Quali sono i tuoi personaggi preferiti (sia per personalità e storia, ma anche da disegnare) di Megarette – Savage New World? 

Fabio: Forse per il background giapponese (e la fascia di età) che ci accomuna, penso che Andrea si sia divertito a concepire i robottoni tanto quanto io mi diverto a disegnare Simulacro (uno di questi). Per potenza ed espressività mi soddisfa molto, ovviamente, disegnare Megarette; ma in generale mi piace molto disegnare la fisicità e, in questo senso, nel primo libro mi ha dato molta soddisfazione disegnare Barcaiolo, personaggio enigmatico, ramingo, che appartiene alla città isola (forse) ma allo stesso tempo si perde per lunghi periodi nella palude o chissà dove. A volte deciso, a volte circospetto, condivide un segreto con una misteriosa donna verso la quale prova a volte soggezione. Forse nei prossimi libri potremo conoscerlo più a fondo.

Intervista Team Megarette

D: So che questo progetto verrà pubblicato da una casa editrice, la Weird Books: come mai hai scelto questo tipo di pubblicazione, Andrea? Cosa significa per tutti voi del team, a livello più sentimentale, poterlo pubblicare con una casa editrice?

Andrea: Forse sarò un illuso, ma credo che il fumetto debba passare ancora per l’editoria. Fare l’editore è un mestiere a tutto tondo che richiede competenza e dedizione ed essere scelti da un editore per me è una conquista, oltre che un valore aggiunto per il prodotto.

Giacomo: Essere pubblicati è sempre il risultato migliore a cui si possa aspirare. Il fatto che il tuo lavoro venga apprezzato è sempre una grande soddisfazione.

Fabio: Per quanto mi riguarda è la giusta e meritata chiusura del cerchio per un progetto che avrei amato comunque. Uscire sotto il logo di una casa editrice e non come autoproduzione significa molto per tutti noi. Significa che qualcuno ha visto ciò che di buono stiamo facendo e ha deciso di darci la sua fiducia.

Personalmente, a livello sentimentale, è un po’ come creare un quadro del quale sono particolarmente soddisfatto e affidarlo a una galleria che lo farà entrare nella casa di qualcuno. Non so dove, però so che quel quadro oggi si trova dove deve essere. È rincuorante.

Penso che proverò qualcosa di simile nel pensare il fumetto nelle mani dei lettori.

D: Quando dovrebbe uscire il primo volume?

Andrea: Se tutto va secondo i piani, direi tra settembre e ottobre 2020.


D: Una volta finito Megarette, quali sono i vostri progetti futuri?

Andrea: I progetti che ho son tanti e tutti nel cassetto, compreso uno spin-off di Megarette, ma molto dipenderà dalla risposta in fatto di pubblico che avrà questo primo albo, quindi non mi sbilancio sul futuro.

Giacomo: Mi piacerebbe che Megarette fosse tra i progetti futuri, vedremo come andrà. Resta nel cassetto il sogno di realizzare qualcosa di mio prima o poi.

Fabio: Spero che Megarette possa trasformarsi in una sorta di porta verso altre e nuove opportunità nel mondo del fumetto. Certamente con questo prodotto sottobraccio cercherò di propormi alle case editrici.

Al tempo stesso non posso tralasciare la mia attività di pittore: riprenderò da dove l’ho lasciato il progetto di ampliare e consolidare la mia rete di gallerie in Italia e magari all’estero, che è proprio uno dei motivi dell’investimento nell’ultima mostra (tra l’altro, il catalogo è opera di Andrea).

 

Contatti

Megarette / Andrea Pirondini

 

Fabio Govoni

 

Giacomo Pilato

Intervista Team Megarette

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