Intervista a Cristian "Daimon" Polizzi

Ho avuto occasione, recentemente, di intervistare Cristian Polizzi, giovanissimo e dotato artista che sta pubblicando con NuPress il suo fumetto d’esordio, Ӕdon
Conosciamolo un po’!
Cristian "Daimon" Polizzi nasce e vive a Parma. Ha sempre amato disegnare fin da piccolo, ma solo da pochi anni considera questa sua passione come una vera e propria occasione per potersi realizzare anche a livello professionale.
Ha studiato al liceo d’arte Toschi, a Parma, all'indirizzo Architettura e ha sempre pensato che la cosa migliore da fare fosse seguire le orme del fratello e conseguire la laurea per diventare Architetto.
Nonostante la sua predisposizione dialettica nel campo dell’architettura sia sempre stata una costante nel suo percorso didattico, ha sempre preferito il disegno manuale a quello tecnico: lo studio del corpo umano in movimento, la passione per i robot e per la rappresentazione di animali reali e immaginari (tigri, draghi) e la possibilità di poter trasporre su carta tutto ciò che passa per la propria testa per dar sfogo alla propria fantasia. Tale passione divenne sempre più forte, tanto da portarlo a trascurare i vari impegni universitari.
Negli ultimi anni la sua vita è cambiata radicalmente: l’architettura non lo interessa più come un tempo e la sua passione per il fumetto è esplosa dopo la pubblicazione di un fumetto autoconclusivo dal titolo “Haiku” pubblicato insieme al suo sceneggiatore "Needle" per la Cyrano Comics nella rivista “Hell’s bells”, volume composto da varie fan-art sui “Cavalieri dello zodiaco”. Successivamente, si son susseguite una serie di pubblicazioni per diverse associazione culturali e case editrici tra cui Crossover, cagliostro E-press fino alla fatidica pubblicazione di "Ædon" con Nupress, il progetto in cui egli spera possa dare forma al suo futuro da fumettista.
Adesso, grazie a tutti questi piccoli, grandi successi è più determinato che mai a continuare per questa strada con il grande sogno che il fumetto possa diventare la sua vita!
 
Non c’è che dire, un giovane artista con tanti sogni e stoffa da vendere… Probabilmente uno degli artisti che rappresentano il futuro del fumetto. E ora conosciamolo meglio!
 
Ciao Cristian, grazie per la disponibilità. Sono contenta di poterti intervistare ^^
 
D: Come hai iniziato a disegnare?
R: Sì beh, ecco… Non credo ci sia stato un vero inizio o un iniziale avvicinamento al mondo dell’arte, credo piuttosto che sia sempre stato insito nella mia natura, infatti non ho memoria di un periodo della mia vita in cui non passavo interi pomeriggi a disegnare. Il disegno è una prerogativa che mi accompagna dal giorno in cui sono nato. Ricordo che da piccolo quando capitava che mi comportassi male a scuola o con i miei genitori, venivo puntino e giustamente privato dei giochi o qualsiasi altra fonte di divertimento come la Tv o i fumetti, ma ciò di cui non potevo essere mai privato era proprio il disegno nel quale ho sempre trovato conforto e ristoro, praticamente l'essere messo in castigo non era altro che un ulteriore sprono a lavorare di fantasia e disegnare i miei universi, e solo “oggi” ne raccolgo i frutti.
 
D: Che studi hai fatto?
R: Ho studiato architettura sia alle superiori (liceo artistico) che all’università per 5 lunghi anni… forse evitabilissimi.
 
D: Che artisti, passati e/o contemporanei, sono il tuo esempio e la tua ispirazione?
R: Il più grande paradosso della mia vita è il fatto di non essere un gran lettore, in generale. A discapito dei miei interessi e di quella che tento di far diventare la mia professione, mi capita di rado di accingermi alla lettura di fumetti o libri. Chiaramente qualcosa ho letto, ma davvero pochi fumetti se paragonato a un vero appassionato di comics. Dico ciò come premessa per intenderci sul fatto che probabilmente ci sono ancora tantissimi maestri del passato e del presente di cui ad oggi non conosco l’esistenza, lacuna che ultimamente sto cercando di colmare. Tuttavia, per quanto riguarda le mi conoscenze nell’ambito dei fumetti la stragrande maggioranza di quelli che ho letto erano manga, ma anche qualche fumetto americano ed europeo, non è infatti un caso se il mio stile è una mescolanza di elementi stilistici tipicamente manga e comics americano. Se dovessi citarne due con stili completamente diversi, e in più appartenenti alle due categorie diametralmente opposte, ovvero manga e fumetto americano, che devo dire hanno ampiamente formato su tanti aspetti del mio stile, allora potrei citare il capolavoro “Berserk” e il grande Frank Miller.  
 
D: Come ti sei appassionato al disegno? Cosa rappresenta per te prendere in mano una matita e disegnare?
R: Prendere in mano una matita mi dà una sensazione alquanto strana, bivalente: se da una parte è assolutamente liberatoria donandomi il potere di liberare la fantasia e quindi dare vita ai mille universi che vivono all’interno della mia mente, dall’altro è una grossa responsabilità che quasi mi spaventa e grava molto sul mio stato psicologico. Probabilmente la mia vera paura si traduce nell’eterna sensazione di non essere pronto, di non essere ancora all'altezza e di non poter esprimere sensazioni che faticosamente provo a interpretare, non sempre con successo. Tuttavia, messo da parte questo mio lato problematico, disegnare è decisamente qualcosa di straordinario. Poter tradurre i pensieri in immagini; le idee in qualcosa di concreto; passare pomeriggi, serate, nottate soli con sé stessi, un foglio e una matita (o un pc per chi lavora in digitale) sono tutte cose che sono una persona che vive per l'arte può fare con un sorriso stampato sulla faccia.
 
D: Come hai imparato a inchiostrare?
R: Son arrivato all’inchiostro relativamente tardi, all’età di 20 anni: prima disegnavo solo ed esclusivamente a matita. Poi è successo che all'improvviso, per puro caso, ho ottenuto un’opportunità di pubblicazione, grazie a Needle collaboratore del progetto, che mi ha fatto conoscere Enrico Nebbioso Martini, che ricordo essere il vice presiedente della fondazione Cyrano Comics, con il quale appunto ho avuto la possibilità di pubblicare questo fumetto di 12 pagine a tema “Saint Seyia”, per la rivista "Hell's bells". Tutto questo mi ha messo davanti a una vera e propria sfida: dover passare dal disegno amatoriale, prevalentemente a matita, a un numero variegato di tavole che dovevano essere definitive, pronte per essere scansionate ed editate con Photoshop. Morale della favola, mi son esercitato con le chine e ho scoperto una naturale predisposizione nell'uso dell'inchiostro e ora costituiscono la punta di diamante della mia arte.
 
D: Come hai imparato a fare quelle belle prospettive?
R: Vorrei poter rispondere che le ho imparate a scuola, avendo fatto un liceo artistico, sezione architettura, e successivamente pure l'università sempre in linea con lo stesso percorso di studi. Ma no!  La scuola non ha avuto nessun effetto positivo, ma nemmeno negativo, sulla mia arte. Sarò stato sfortunato io a non aver incontrato i professori giusti, ma la prospettiva è sempre stata oggetto di interesse dei miei studi personali, in quanto essa è fondamentale nella rappresentazione delle forme nello spazio. Non nascondo però di essermi anche interessato per un breve periodo della mia vita all'architettura in quanto tale e alla sua storia, ma ormai è un capitolo chiuso.
 
Daimondaimon
 
D: Chi è il tuo colorista?
R: Vincenzo La Molinara, grande artista e amico. Visitate la sua pagina perché merita tantissimo.
 
D: Con che criterio hai scelto i mostri che compaiono? Come li hai creati? Il loro aspetto e/o modo di essere rappresenta qualcosa in particolare?
R: Traggo grande spunto dal bestiario Lovecraftiano, chiunque conosca Lovecraft lo avrà sicuramente notato dalla creatura del Vol. 0. Questi esseri rappresentano uno dei punti principali della storia tanto da essere strettamente legati al titolo dell'opera stessa: Ӕdon.
 
D: Parlami un po’ del progetto generale: da quanti volumi pensi che sarà formato?
R: E qua cito una parte della prefazione che potrete trovare all'intento del volume stesso, che ritengo risponda bene a questa domanda:
"Ӕdon (che si legge Edon) è un racconto frammentario in cui cerco di narrarvi un mondo, il mio mondo, quello in cui giorno per giorno vago alla ricerca di una risposta alla domanda: Cosa rappresenta per me questo universo?"
Lo scheletro su cui ho strutturato tutta la narrazione, prevede che ogni personaggio che incontrerete sarà il protagonista, così come ogni capitolo sarà sempre il primo di una nuova storia. In ognuno di essi saranno presenti elementi nascosti che serviranno da amplificatori della storia stessa, quasi come se ogni racconto possa essere letto in due differenti modi: con occhi vergini di chi legge la storia per la prima volta; ma anche con occhi più esperti, consapevoli delle meccaniche e del funzionamento del mondo di Ӕdon: con questo tipo di lettura tutto diventerà più chiaro. In questa storia non esiste una vera partenza, così come non esiste una vera fine: ogni racconto potrà potenzialmente essere l’inizio o la fine, poiché tutto fa semplicemente parte dell’uno, e l'uno è Ӕdon
Concludo dicendo che non so con esattezza quanti volumi si susseguiranno nel corso degli anni a venire, per il momento ne ho previsti 4, ma chissà...
 
D: Quanto tempo impieghi per fare una tavola (dall’inizio alla fine)?
R: Una tavola? Troppo… davvero, davvero troppo…
 
D: Che processo segui nella creazione della tavola?
R: La primissima cosa che faccio per approcciarmi alla realizzazione di una o più tavole consiste in una fase puramente riflessiva in cui tento di scindere la storia in sezioni più piccole, che solo alla fine collocherò in ciascun tavola, per avere un quadro complessivo della lettura. A seguire, di tali sezioni faccio uno storyboard in cui inizio a sviscerare tutti quei micro dettagli che vanno dalla semplice dinamica della situazione a esattamente i dettagli di come essa avviene, quindi disegno una sequenza di scene come se fossero dei frame della scena stessa. Scelgo le scene salienti e più rappresentative, alcune cerco di inglobarle con altre in modo da vere un racconto discorsivo e particolareggiato nel numero minimo di frame. Una volta che ho le scene definitive, compongo la tavola concependola nella sua unicità, ma sempre tenendo ben a mente di come essa deve rapportarsi con tutte quelle che la precedono e la seguono. La fase finale consiste in una sequenza, spesso molto lunga in base al valore della tavola in termini di difficoltà, di bozze da quale poi emergerà la definitiva a matita destinata all’inchiostrazione. Semplificando: un parto!
 
D: Quali tecniche di disegno prediligi? Perché?
R: Inchiostro, assolutamente! Benedetto il giorno in cui Needle mia ha semi-costretto a inchiostrare…
 
daimondaimon
 
D: Un uccellino chiacchierone mi ha detto che esiste anche un cosplay del protagonista. Come lo hai creato?
R: Dannati uccellini… non tengono mai il becco chiuso! Cosplay? Quale cospl…  aah sì parli di quella Maschera presentata in fiera a Lucca 2018. In verità, questa cosa è nata per gioco: avevo in mente, sin da prima della nascita di Ӕdon in quanto tale, di creare una maschera del mio personaggio, che sarà un oggetto realmente presente nella storia a partire dal "volume 1". Inoltre da quando lavoro full-time come modellista per una piccola ditta artigianale di modellini da esposizione, ho ottenuto conoscenze tecniche per poter realizzare cose di quel tipo e mi sembrava brutto non unire le mie due professioni di punta. Per la creazione della maschera in sé mi sono avvalso della collaborazione di Carmine Scala che, oltre ad avermi fornito il contatto presso il quale stampare il 3d il pezzo, ha realizzato il modello 3D mediante l’uso del programma di modellazione Blander 3D sotto la mia costante guida. Ha anche contributo con una preliminare post produzione manuale di cartavetraggio detta molto terra terra.  Successivamente io con i preziosi consigli del mio titolare son passato a un ulteriore post produzione di stoccaggio, ulteriore lisciatura e fondatura pre-verniciatura, per arrivare in fine alla finitura finale e relativo laccaggio.
 
D: Perché hai scelto di presentarti alle fiere con il tuo cosplay?
R: Ho pensato che promuovere un progetto a fumetti con un qualcosa di estremante appariscente come potrebbe essere un cosplay potesse risultare stravagante quanto particolare, e devo dire che ha avuto l’effetto che speravo. La cosa più divertente è che non tutti sapevano che sotto la maschera c’era proprio l’autore del progetto: pesandoci non è scontata come cosa in effetti, e mi è capitato spesso di udire erroneamente pareri sinceri di chi era ignaro di essere ascoltato, e la cosa non poteva che farmi piacere, e non solo perché i pareri erano bene o mali tutti abbastanza positivi, ma proprio per il fatto che ci fossero estranei che ne stessero palando, è esattamente questo quello che ha riempito il mio cuore di gioia.
 
D: So che il secondo volume è in lavorazione. Sai già quando verrà pubblicato?
R: Mi auguro fortemente per Lucca 2019, ma non posso dire più di tanto per ora purtroppo.
 
D: Chi ti ha supportato nella creazione di questa storia?
R: Tantissime persone. Una fra tante un mio amico e collega Giulio Sciaccaluga autore di Dark Luster, ma anche Needle che ha supervisionato i testi e mi ha dato tanti spunti per arrivare dove sono oggi. Ma poi anche tanti altri mie amici, Fabio Canella, Alessandra Martino, Amanzio Ferrari, Fabio Ragone. E non dimentichiamo Antonio Baldari e Vincenzo La Molinara che hanno collaborato attivamente al progetto, senza di voi non ce l’avrei mai fatta, grazie di cuore.
 
D: Pensi già a progetti futuri? Se sì, puoi dire qualcosa in anteprima?
R: Eh sì, per forza di cose. E alcuni sono già qui… ma non posso spoilerare niente adesso. E ora mi devo concentrare su Ӕdon, che avrà sempre uno spazio d’onore dentro di me che nessun’altra pubblicazione rinomata potrà mai usurpare.
 
Se volete conoscere meglio questo artista e vedere altri suoi lavori oltre a Ӕdon, seguite la sua Pagina Facebook. Se invece volete il volume, potete rivolgervi a Edizioni NuPress.
 
daimondaimon
 

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