Intervista con gli Ultracani

Buongiorno Bevers! Oggi ricominciano le mie interviste per Indieversus, che riapre sotto una nuova veste.
E per iniziare al meglio, voglio presentarvi il Collettivo Ultracani, formato da cinque artisti emergenti che puntano mettere alla prova i suoi artisti, sperimentando con generi, tematiche ed espedienti sempre diversi, e promuoverli, ampliando il loro pubblico attraverso iniziative e collaborazioni a più mani.
Venite con me a scoprire questo poliedrico, simpatico Collettivo!

 

D: Come è nato il collettivo? Avete qualche aneddoto riguardo il momento in cui vi è venuta l’idea di unirvi e creare gli Ultracani?

R: Spock: In verità, il collettivo affonda le proprie radici un po’ indietro negli anni. Io, Deborah, Giuseppe e Luca eravamo nella stessa classe quando studiavamo fumetto, e noi tre ometti in particolare eravamo molto legati. Quando si avvicinava la conclusione del corso, abbiamo iniziato a masticare l’idea di trovare una maniera per continuare a disegnare insieme; si era pensato addirittura a fondare uno studio vero e proprio. Nel corso degli anni, mentre venivamo sballottati dalle circostanze (altri corsi, lavori, e via dicendo) abbiamo fatto alcuni tentativi, cercando di organizzare dei gruppi facebook, di coinvolgere persone, di formare dei circoli, persino di mettere su delle antologie, appunto. Ma, alcuni prima altri dopo, tutti si sono conclusi con dei buchi nell’acqua, quindi la questione è rimasta un po’ da parte. Finché, nel 2017, sono andato insieme a Deborah come indipendente a FumettoPolis di Novara, per iniziare a entrare nel giro dell’autoproduzione. Lì, chiacchierando con il mitico duo di Western Glory, Gipi e Nastasia, abbiamo scoperto che le iscrizioni per Cartoomics 2018 erano ancora aperte. Finita la fiera e passato un po’ di tempo, continuavo a lisciarmi l’idea di prendere un banchetto. Cartoomics, a Milano. Era un’occasione da non perdere, ma non potevo andarci da solo, sarebbe stato troppo impegnativo; allora ho pensato che potesse essere la spinta giusta per far partire finalmente il progetto che avevamo in mente da così tanto. Ho sentito Giuseppe, poi Luca, poi Deborah e Roberto; ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di provarci. Così abbiamo organizzato la fiera, prodotto l’antologia, messo su una campagna pubblicitaria, discusso di politiche e obiettivi del gruppo, stabilito ruoli e responsabilità, e così via; diciamo che sono stati dei mesi intensi, ecco. Però ne è valsa la pena, alla fiera siamo arrivati con tutto pronto e da lì sono ufficialmente nati gli Ultracani!

 

D: Perché Ultracani? Il nome del Collettivo è per caso legato al titolo della vostra prima raccolta?

R: Batteria: Abbiamo voluto essere autoironici, perché chi più chi meno, chi per alcune cose e chi per altre, siamo tutti un po’ cani! Crediamo sia importante riconoscerlo serenamente e con umiltà, ma senza scoraggiarsi, e lavorare sodo per migliorare e crescere sempre di più. È questo che facciamo da un anno a questa parte: cerchiamo sempre di alzare l’asticella, poco per volta, perché abbiamo ancora tanta strada da percorrere, e il viaggio è più piacevole in compagnia.

Riguardo al nome, abbiamo voluto giocarci un po’ su: intanto, volevamo che fosse chiaro ed evidente a tutti che il primo volume segnasse la nascita del collettivo. Inoltre, come si sarà capito considerando entrambe le antologie, volevamo creare un filo logico con i titoli, sfruttando dei rimandi ad opere cinematografiche famose, perché oltre a sembrarci un’idea spiritosa, rendono immediatamente comprensibile la linea generale del volume. Due piccioni con una fava, insomma!

 

D: Da dove viene il logo del vostro collettivo? Il cagnolino raffigurato ha un nome?

R: Acca: L’ho creato io, sulla base degli elementi rappresentativi del gruppo, come il nome – ovviamente, - l’ironia e la stramberia.

Ci sono state diverse prove prima di arrivare al risultato: tutti hanno contribuito con idee, spunti e suggerimenti fino a raggiungere il giusto compromesso.

Il cagnolino è una specie di incarnazione di tutto il gruppo, ed è un carlino.

Non poteva appartenere a nessun’altra razza, in effetti… Vi viene in mente un cane più bizzarro? I tre occhi non sono solo ciò che lo rendono ULTRA-terreno, ma anche un simbolo dei tre ragazzi che hanno ideato il gruppo agli albori, mentre il casco da astronauta è lì per ricordarci il nostro scopo: esplorare orizzonti sempre nuovi.

Mi duole ammettere che la bestiola non possiede un nome ufficiale per ora, perché alcuni di noi non volevano renderlo una mascotte; ultimamente si sono un po’ ammorbiditi e forse riuscirò a convincerli a battezzarlo.

Io comunque - che ho la mania di dare nomi alle cose - un nome gliel’ho dato… lo manderò ai voti e vedremo come andrà!

 

D: “L’invasione degli ultracani” è la raccolta antologica con cui avete esordito: come è nata?

R: Spock: Un po’ si ritorna al discorso di prima, sulle origini del collettivo. Già in occasione di Cartoomics 2017 io e Giuseppe avevamo pensato a un’opera antologica di fantascienza diversa da quello che poi è stato il nostro primo volume; l’idea ci gasava tantissimo, e avevamo anche iniziato a contattare alcuni autori per collaborare. Ma poi, sfortunatamente, è andato tutto a rotoli… Ormai la fiera era troppo vicina, ed era comunque un progetto un po’ complicato, difficile da mettere su in fretta e furia. Tant’è che pure nell’edizione del 2018, quando effettivamente ha esordito il collettivo, abbiamo accantonato nuovamente quel progetto in favore de “L’invasione degli Ultracani”, per gli stessi motivi dell’anno precedente. Però alla fine l’elemento fantascientifico l’abbiamo inserito comunque, si vede che era destino!

P.S. No, non vi racconterò nulla sul progetto. Mi spiace, se vi siete incuriositi, ma le idee sono come il maiale, non si butta via nulla: e poi chissà, forse in un futuro prossimo riusciremo finalmente a disegnarlo… Mica vorrete rovinarvi la sorpresa!

 

D: Cosa raccontano le sei storie a fumetti che vi sono contenute?

R: The Monkey Jab: L’idea era quella di creare degli elementi che fossero comuni nelle storie; in primis il genere fantascientifico, ereditato un po’ dal progetto che Alberto e Giuseppe avevano pensato in origine, e in secundis la tematica, ovvero “l’evasione da una situazione scomoda”, che ognuno di noi ha interpretato secondo il proprio personale punto di vista, creando delle storie autoconclusive slegate le une dalle altre.

Per sapere di cosa parlano effettivamente le singole storie… beh, non vi rimane che scoprirlo da soli, leggendo il volume!

 

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D: Come mai avete scelto il tema fantascientifico e distopico per questa raccolta?

R: RoB: La tematica fantascientifica ci è sembrata la più adatta e interessante tra le tante che avevamo considerato. Abbiamo ritenuto che in questo mondo, sempre più proiettato verso il futuro, è probabilmente la tecnologia che ci connette virtualmente a disconnettere la mente dalla realtà. Personalmente credo che un’antologia fantascientifica si presti bene a “denunciare” ciò che potrebbe accadere con un uso sconsiderato della stessa.

 

D: Qual è stato il momento (o i momenti) più bello del processo di lavorazione di questa raccolta?

R: Batteria: Il momento più bello? Sicuramente al termine del processo di stampa, avere fra le mani il volume che per mesi hai soltanto guardato tramite uno schermo, poi sfogliarlo e capire che ne era valsa la pena. Una sensazione fantastica che solo pochi lavori possono dare!

 

D: Grossi guaiti a Chinatown è la vostra seconda raccolta antologica: come avete scelto gli artisti che hanno collaborato alla sua realizzazione?

R: Acca: Trattandosi di un’antologia “celebrativa” abbiamo cercato i collaboratori perlopiù tra i nostri amici e tra le persone che, in una qualche misura, hanno fatto parte del percorso artistico che ci ha condotti fin qui, sia come singoli che come gruppo. Volevamo gente che, in primis, condividesse lo spirito della raccolta e che avesse voglia di fare un po’ di “balotta” con noi. Abbiamo cercato anche, il più possibile, di avere personalità varie e diverse tra loro: ci premeva che il volume fosse una specie di giro a 360°, e abbiamo ragionato in questo modo ogni suo aspetto. Ultimo, ma non per importanza, li abbiamo - ovviamente - scelti per bravura! Ci piace lavorare con persone che stimiamo, e che riteniamo stimolanti e in grado di regalare qualcosa sia agli altri partecipanti che ai lettori!

 

D: Chi sono gli artisti che ne fanno parte?

R: RoB: I cinque artisti, fondatori del collettivo sono Giuseppe Batteria, Luca Gagliasso, Deborah Madolini, Alberto Philippson e me medesimo, Roberto De Santis. I primi quattro provengono da una formazione comune, si conoscono da molti anni e già da tempo avevano intenzione di collaborare tra loro attraverso un collettivo, mentre io sono arrivato grazie a Luca, che mi ha inserito all’interno di questo branco di matti e che ringrazio molto, perché oltre a crescere dal punto di vista umano, questo gruppo mi sta anche facendo capire meglio cosa vuol dire fare fumetti. Essendo poi “fumettisti randagi”, abbiamo deciso di provare a creare una specie di comunità di artisti provenienti da tanti ambienti diversi, con sensibilità e tecniche diverse, per aiutarci a darci nuovi spunti e sperimentare cose sempre nuove. Fino ad oggi, tra primo e secondo volume, abbiamo coinvolto una trentina di autori!

 

D: Perché avete scelto il filo conduttore dello zodiaco cinese? Come lo avete scelto?

R: The Monkey Jab: Dopo l’uscita della prima Antologia, ci siamo scervellati per trovare un secondo tema, che fosse più accattivante del primo e che potenzialmente coinvolgesse più e nuove persone. Il fato ha voluto che il 2018 fosse proprio l’anno del Cane, secondo lo Zodiaco cinese, e quale indizio migliore di questo da parte del destino, per suggerirci il nuovo tema per la seconda Antologia?

Presi dall’entusiasmo, abbiamo iniziato a lavorare sul progetto a tamburo battente, con l’obiettivo di pubblicare e farci selezionare a Lucca Comics & Games 2018.

 

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D: Con che criterio avete assegnato a ogni artista il segno zodiacale a cui ispirarsi e la palette di colori?

R: Acca: Le palette sono state associate ai segni, e non agli artisti; seguono la ruota dello zodiaco e il giro dell’arcobaleno. C’è stato un attento lavoro di selezione, che ha previsto di mantenere una scala di colori che fosse sia rappresentativa - i segni dell’oroscopo hanno dei colori associati per simbolismo - sia equilibrata: non è stato affatto facile. Questo significa anche che, a prescindere da quale artista si sarebbe occupato di quale segno, la cromatia avrebbe mantenuto lo stesso ordine all’interno del volume, per garantire l’aspetto coloratissimo che ha ora.

L’assegnazione degli animali invece è stata lasciata al caso: ci piaceva, dato il tema, che fosse un po’ il destino a occuparsene, e abbiamo fatto una semplice estrazione a bigliettini. La cosa buffa è che molti non sarebbero stati accoppiati meglio nemmeno facendolo apposta: si sono incastrati molto bene con le personalità dei partecipanti.

 

D: Come hanno reagito gli artisti al fatto di dover rispettare certi colori per il loro fumetto?

R: Batteria: Specialmente all’inizio, diversi erano un po’ titubanti, e hanno manifestato qualche difficoltà, forse perché abituati a lavorare in maniera diversa; dopotutto, ciascun artista ha i suoi processi creativi, e non è sempre facile adattarsi a uno schema proposto da qualcun altro. Comunque nel giro di poco tutti gli autori si sono adattati perfettamente, complici anche le palette create per i vari segni (faticosamente, dobbiamo ammetterlo) che per fortuna si sono rivelate ben equilibrate. Diciamo che comunque il risultato finale è ottimo; quest’effetto “arcobalenoso”, come ci piace chiamarlo, è qualcosa che dà al volume un tono in più, un passo in avanti verso la qualità a cui ambiamo e vogliamo arrivare.

 

D: Chi ha scelto le trame dei fumetti in questa antologia? Le hanno scritte e sceneggiate gli artisti stessi?

R: RoB: Ogni artista - o gruppo di artisti - ha lavorato autonomamente alla scrittura della propria storia, che poi è stata passata al vaglio dal collettivo, per scambiarsi eventualmente consigli ed opinioni, in modo da essere certi che il risultato fosse in linea con la tematica. Al di là della collaborazione in sé, finalizzata alla produzione dei volumi, uno degli obiettivi principali del collettivo resta quello di incoraggiarci e supportarci a vicenda, per imparare e crescere professionalmente.

 

D: So che collaborate con un altro Collettivo chiamato “Cargo – Viaggigrafici”. Come è nata questa collaborazione?

R: Spock: Nasce dal fatto che io faccio parte di Cargo dal 2014, prima ancora che fondassimo gli Ultracani. Si può dire che sia stata la mia prima esperienza nel campo dell’autoproduzione, e tra le altre cose mi ha offerto l’opportunità di imparare e osservare molti aspetti fondamentali della gestione e delle dinamiche di un collettivo. Nonostante adesso debba dedicarmi principalmente agli Ultracani, faccio ancora parte di Cargo e cerco di contribuire quanto più possibile al gruppo, anche sfruttando le possibilità che mi offre il collettivo; passo loro informazioni, do opinioni, se riesco partecipo ai progetti. E Cargo fa altrettanto con noi; in pratica, siamo un po’ due collettivi “gemelli” (forse più tipo fratello maggiore e minore), per cui era solo questione di tempo prima che collaborassimo anche per qualche produzione.

 

D: È stato difficile coordinarsi con un altro Collettivo per realizzare la pubblicazione di “Manuale dei dinosauri complottisti”?

R: The Monkey Jab: Diciamo che sebbene l’unione faccia la forza, talvolta il sovrannumero di teste pensanti può essere un ostacolo e presentare delle difficoltà.

Persino durante la collaborazione per il “Manuale dei dinosauri complottisti” c’è stato qualche momento di difficoltà, soprattutto a livello logistico, ad esempio in merito alla scelta dei vari concept per i dinosauri da distribuire tra i disegnatori.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, il volume è stato stampato senza troppi problemi e siamo soddisfatti del risultato.

 

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D: Di cosa parla questo manuale?

R: Acca: Più che di un vero e proprio manuale, si tratta, ai fatti, di un bestiario.

Contiene quindi descrizioni, curiosità e aneddoti sulle varie specie che lo compongono, insieme a tante TANTE illustrazioni, realizzate dai vari partecipanti. Ogni dinosauro è associato ad un complotto, dai più classici ai più strampalati, tutto in chiave molto ironica.  

 

D: Come è nata l’idea (geniale) dei dinosauri complottisti?

R: Spock: Direi che è “colpa” dell’edizione dell’anno scorso del Bricòla, la giornata dedicata alle autoproduzioni dello Spazio WOW a Milano. Ogni edizione dell’evento ha un tema principale, sulla base del quale si chiede ai partecipanti di contribuire con un’illustrazione o una tavola, che poi andranno a comporre il catalogo della fiera, oppure una mostra, a seconda di cosa si riesce a organizzare.

L’anno scorso il tema erano i “dinosauri inventati”, e insieme ai disegni era richiesto di allegare una scheda breve descrizione. Durante una riunione di Cargo, qualcuno che non ricordo (forse Lorenza Luzzati, quella che si è poi presentata a Bricòla col costume da T-Rex, potete controllare nelle foto dell’evento su Facebook) se n’è saltato fuori con l’idea dei dinosauri complottisti, appunto, che ha sbaragliato la concorrenza. Da lì ci siamo fatti un po’ prendere la mano; dopo l’evento, abbiamo deciso che non ci bastava la mostra al WOW, e allora Cargo ha messo su un libro illustrato, a cui poi ha collaborato anche il collettivo degli Ultracani.

 

D: Che tipo di complotti sostengono questi dinosauri?

R: Rob: Misteriosi, a volte addirittura senza senso, i complotti dei “dinosauri complottisti” sono contorti e variegati: dai terrapiattisti ai massoni, da quelli convinti di dimensioni alternative ai catastrofisti, c’è tutto ciò che di complottaro potete immaginare. O quasi… Non c’è limite alla fantasia di alcune persone!

Nonostante la loro stramberia, però, penso che gli si possa comunque perdonare tutto; in fondo sono sempre dinosauri, e i dinosauri sono il top.  

 

D: Parteciperete a qualche fiera?

R: Batteria: Certamente! Di fiere ne facciamo tante, o almeno tutte quelle a cui ci è possibile partecipare. Siamo comunque un collettivo indipendente, quindi purtroppo non abbiamo le risorse, economiche e umane, per presentarci a tutti gli eventi, anche se ci piacerebbe molto!

Ad ogni modo, siamo appena stati a Cartoomics, che nonostante qualche difficoltà ci ha dato tante soddisfazioni, a fine marzo saremo al Brìcola a Milano, e come lo scorso anno speriamo di essere selezionati sia per l’ARFestival di Roma che per il Lucca Comics & Games. Se poi nel mezzo dovessero presentarsi delle occasioni interessanti per fare una scappata in qualche self area, tanto di guadagnato!

 

D: Quali sono i vostri progetti futuri? Potete raccontarmi qualcosa?

R: The Monkey Jab: Abbiamo in cantiere tanti progetti, ma non posso scendere troppo nel dettaglio, perché i tempi non sono ancora maturi… Anzi, come dice il Prof. Oak, “c’è un luogo e un momento per ogni cosa! Ma non ora”.

Per ora vi sveliamo “solo” che abbiamo intenzione di pubblicare opere monografiche (di autori o gruppi di autori singoli, non antologiche, insomma), e che stiamo lavorando ad una terza antologia, molto particolare e completamente differente dall’Invasione e da Grossi guaiti. È un progetto in cui crediamo tanto.

 

Se volete scoprire di più su di loro e seguire le loro avventure li trovate su Instagram e su Facebook (sulla loro pagina trovate anche lo shop). Have fun!

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