Recensione de La Banda del Pallone di Enrico Nebbioso Martini e Loris de Marco, Tunué, a cura di Arianna Crotti

Informazioni sull’opera

 Recensione de La Banda del Pallone di Enrico Nebbioso Martini e Loris de Marco, Tunué, a cura di Arianna Crotti

Trama

Matteo si è da poco trasferito in città, e non resistendo alla tentazione di calciare il pallone, si imbatte in un gruppo di bulli. Assieme al rugbista Diomede li sfida al calcio da strada: nasce così quella destinata a diventare una squadra leggendaria, che accoglierà fra le sue fila la bella Artemisia, sorella di Diomede, il ricco signorino Hardwin e suo fratello gemello... Tante personalità che dovranno prima di tutto imparare a essere uniti per sopravvivere alle altre temibili squadre, come quella delle Shocking Lizards, e svelare il mistero del torneo di Calcio da strada.

Gli autori

Enrico “Nebbioso” Martini (sceneggiatore)

Nato in provincia di Verona, è da anni attivo come scrittore e sceneggiatore. Ha fondato Cyrano Comics, uno dei più longevi gruppi di autoproduzione in Italia. Collabora con diverse realtà editoriali come Noise Press, Weird Comic, Shockdom, Reika Manga e Tunué. Scrive per la pubblicità e la narrativa, partecipando a diverse antologie di racconti.

Loris De Marco (artista)

Nasce a Milano, frequenta il Liceo Artistico U. Boccioni e successivamente la Scuola del Fumetto della stessa città. Collabora con diverse aziende per la realizzazione di illustrazioni, storyboard e concept. Esordisce nel mondo del fumetto disegnando delle storie brevi nell’autoproduzione (Cyrano), come colorista collabora con Greta Xella nelle storie realizzate per Renbooks, Effequ, e Attaccapanni Press. Appassionato di calligrafia, realizza logotipi e titoli per libri e giochi (Karmapolis, Bocca a forma di cuore, Historia).

Recensione de La Banda del Pallone di Enrico Nebbioso Martini e Loris de Marco, Tunué, a cura di Arianna Crotti

Recensione

Quest’oggi vi voglio parlare di “La banda del pallone”, volume di Nebbioso e Loris De Marco che ho letto per la prima volta in occasione dell’IndieChain Café del 15 aprile 2020 durante il quale ho avuto la bellissima occasione di dialogare con gli autori sia del libro che di altri argomenti.

Dato che me ne sono praticamente innamorata perché mi ha fatto tornare bambina, ho deciso di recensirlo.

Una premessa.

Sull’onda di quanto mi ha detto lo sceneggiatore, Enrico, durante la live inizio questa recensione puntualizzando che questo non vuole essere un libro sul calcio (di strada, il fut-rua che ha regole totalmente diverse da quelle del calcio sui campi), non si concentra su quello: è un volume che racconta un’avventura di formazione attraverso il calcio da strada che è un pretesto per fare vivere avventure… magiche ai protagonisti, per insegnare loro il valore del gruppo, del gioco di squadra, delle piccole, grandi cose che rendono la vita speciale.

Alla luce di tutto ciò, ho deciso di affrontare la recensione di questo volume considerando questo punto di vista.

Devo dire che io stessa, prima di leggere questo volume, ero convinta che parlasse di calcio e non di avventura; quindi mi ci sono approcciata con cautela.

Dopo le prime pagine, mi sono come ritrovata a tornare bambina: questa storia mi ha portato alla mente quando da bambina guardavo Hollie e Benji, Hungry Heart, La Compagnia dei Celestini in tv al pomeriggio, come rimanessi affascinata dalle piccole, grandi avventure e drammi vissuti dai protagonisti (nonostante il calcio non mi sia mai interessato troppo come sport o a livello di tifoseria). Ciò mi ha davvero scaldato il cuore e mi ha permesso di affrontare la lettura con cuore da bambina e mente di persona più adulta (oltre ad avermi fatta commuovere non poco nel mentre).

La trama è abbastanza semplice, a prima vista: un ragazzino, Matteo, si trasferisce in una nuova città a seguito del trasferimento di ospedale della madre. Ha dovuto, naturalmente, lasciare la scuola, gli amici e la sua squadra di Fut-rua. Ma Paese che vai amici che trovi… no? Tutto inizia con una sfida contro dei bulli, attraverso la quale Teo inizia a stringere amicizia con Diomede (detto Mede), un rugbista che si unisce alla sfida di calcio e d’un tratto si trova coinvolto nel Fut-rua e nel desiderio di Matteo di creare una nuova squadra per competere nel campionato del mondo di questo calcio di strada, che ha regole diverse dal calcio sul campo: non c’è arbitro quindi le controversie sono lasciate all’onestà dei giocatori; il campo non è in erbetta vera o sintetica con due belle porte, ma è rappresentato da luoghi diversi come il tetto di una fabbrica o un cortile nascosto. La squadra può essere di 5 o 6 persone: ogni giocatore ha il suo ruolo e le sue abilità e non deve per forza essere specializzato nel calcio. Ecco, trovo che questi siano alcuni degli insegnamenti più belli che può dare questo fumetto: l’amicizia supera i confini e le differenze e può nascere così, quasi spontaneamente o casualmente. È un seme dentro il cuore di ognuno di noi e che ha solo bisogno di essere annaffiato un pochino per germogliare e poi sbocciare. Ogni amicizia porta cose bellissime e momenti dolorosi, ma darà sempre qualcosa: un insegnamento, risate, emozioni, avventure come quella di questa squadra (di cui non rivelerò il nome per non fare spoiler). La cosa bellissima è che qui i protagonisti non si fanno fermare dalle differenze di genere, di estrazione sociale (è un termine bruttissimo, ma non ne ho trovato un altro… ciò che mi è davvero piaciuto è come hanno incluso “il signorino” nella loro squadra e come lui si rapporti agli altri compagni) o di abilità sul campo da gioco, o qualsiasi altra differenza a cui possiate pensare: ognuno viene accettato e aiutato a crescere, nonostante i battibecchi o le sconfitte.

Questo è il tipo di storia che mi affascinava mentre ero piccola, che mi ha trasmesso alcuni valori (rinforzati naturalmente dall’educazione) che mi porto dietro ancora oggi. Penso che questo sia uno di quei fumetti che fa bene ai bimbi di oggi per via della sua trama, della sua storia e di ciò che porta. Ma è una storia anche per i bambini ormai cresciuti: non si può dire che io sia ancora bambina, eppure questa storia mi ha scaldato il cuore e donato un momento di leggerezza, felicità, commozione e spensieratezza durante il difficile periodo dato dalla situazione attuale (quando lo lessi, l’Italia era ancora in lockdown fase 1 per via della pandemia).

Dal punto di vista più tecnico e oggettivo, trovo che Enrico sia stato veramente bravo non solo a creare un’avventura significativa, divertente e con un tocco di mistero, ma anche a lasciare, all’interno della trama, delle domande aperte (specialmente verso il finale) che non creano buchi o mancanze, o comunque salti non comprensibili; ma al contrario creano una grande curiosità di sapere le risposte. E non possiamo fare altro che immaginarcele, sperando che venga fatto il seguito.

Ecco, devo dire che per via di questo elemento, della bravura di Enrico a lasciare aperti certi discorsi, una volta terminata la lettura scalpitavo per leggere il seguito perché volevo sapere cosa succede poi. Devo dire che non mi è mai capitata una cosa del genere, non di recente.

Per quanto riguarda l’aspetto artistico, ho gradito molto lo stile di Loris: è veramente piacevole da guardare, rende bene il proposito del libro ed è adatto al target principale a cui è rivolto. La prospettiva quadra all’occhio, la regia curata rende scorrevole la lettura e rende perfettamente comprensibile la storia e ogni situazione, i colori vivaci oltre a essere funzionali alla storia mettono il buon umore… e ci sono inquadrature davvero carine e non esattamente facili da fare, fra anatomia e prospettiva: questo artista è davvero bravo, molto dotato. Mi piace anche come ha gestito le vignette in ogni singola pagina fra vignetta a pagina intera (splash page), vignette con e senza gabbia (contorno) e vignette di grandezza uguale come nel fumetto americano o di grandezza differente (non mi soffermerò oltre su questo elemento perché entrerei eccessivamente in tecnicismi): tutto ciò movimenta la pagina, attira l’attenzione su un’azione o una scena piuttosto che su un’altra. Inoltre la dinamicità di certe pagine e vignette è davvero deliziosa, ma soprattutto molto chiara. Sono ammirata dal lavoro di questo artista, che emerge soprattutto se si fa caso ad alcune cose tecniche. Davvero complimenti a questo ragazzo talentuoso.

In conclusione, trovo che questo volume sia davvero delizioso, con una storia carinissima e che scalda il cuore (agli adulti) e che può essere di meraviglioso intrattenimento e insegnamento insieme per i più piccoli. Spero davvero che abbia un seguito perché sono davvero curiosa di avere la risposta alle domande rimaste aperte (anche se forse la immagino). Tanto di cappello a entrambi gli Autori.

Ringraziamenti

Si ringrazia l’ufficio stampa Tunué per la copia stampa e la cartella stampa.

Si ringraziano Loris De Marco ed Enrico “Nebbioso” Martini per la live e l’intervista rilasciata in quell’occasione, a cui mi sono appoggiata per fare questa recensione. Un particolare ringraziamento a Loris per il disegno fatto durante la live, inserito anche in questa recensione (prima immagine).

Recensione de La Banda del Pallone di Enrico Nebbioso Martini e Loris de Marco, Tunué, a cura di Arianna Crotti

Newsletter

Sei interessato alle novità di Indieversus? Stiamo preparando una newsletter, per darti notizie su live, pubblicazioni ed eventi degli autori Indieversus e dal mondo Indie!

Partecipa alle Live!

Segui le nostre live su Twitch o Facebook: incontra gli autori in diretta streaming!

Leggi ancora